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PAT - PIANO ASSETTO DEL TERRITORIO

 

Comune di Motta di Livenza

Provincia di Treviso

Regione del Veneto

 

IL RESPONSABILE DEL SETTORE TECNICO

RENDE NOTO

 

Che il Piano di Assetto del Territorio (PAT) ed il Rapporto Ambientale di cui alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) adottati con Delibera del Consiglio Comunale n. 37 in data 21/11/2008 sono depositati presso l’Ufficio Tecnico del Comune, la Segreteria della Provincia di Treviso e la Direzione Urbanistica della Regione del Veneto per 30 giorni consecutivi dal 22/12/2008 a disposizione di chiunque intenda prenderne visione.

Nei 30 (trenta) giorni successivi alla scadenza del termine del deposito chiunque può formulare osservazioni al PAT e al Rapporto Ambientale allegato alla VAS, presentandole per iscritto e in triplice copia.

Gli elaborati del PAT e della VAS sono consultabili anche nel sito del Comune di Motta di Livenza all’indirizzo: www.mottadilivenza.net.

Per informazioni rivolgersi all’Ufficio Tecnico del Comune di Motta di Livenza

Tel. 0422/761532, Fax 0422/861409

Motta di Livenza, lì 22/12/2008

 

Il Responsabile del Settore Tecnico

Ing. Paolo Longhetto

 

 


 


PAT (Piano Assetto Territorio)

adottato con Delib. C.C. n° 37 del 21/11/2008

 

Deliberazione del Consiglio Comunale n° 37 del 21/11/2008

- PAT norme tecniche  adottato con Deliberazione del Consiglio Comunale n° 37 del 21/11/2008

- PAT relazione sintetica adottato con Deliberazione del Consiglio Comunale n° 37 del 21/11/2008

 -PAT RAPPORTO AMBIENTALE (.PDF 22,5 Mbyte)

- PAT tavola 1(.pdf 8,7 Mb)

- PAT tavola 2 (.pdf 7,4 Mb)

- PAT tavola 3 (.pdf 8,6 Mb)

- PAT tavola 4 (.Pdf  9,7 Mb)

 


 

 

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PAT

Piano di Assetto del Territorio


Documento Preliminare (Deliberazione Giunta Comuale n. 90 in data 04.07.2007)




E' stato avviato l'iter istituzionale che porterà alla formazione del Piano di Assetto del Territorio. Introdotto con Legge Regionale n°11/2004, il PAT costituisce lo strumento di pianificazione che delinea le scelte strategiche di assetto e di sviluppo per il governo del territorio comunale. Prima fase del percorso che porta all’elaborazione del PAT è la formulazione di un “Documento Preliminare” nel quale sono riportati gli obiettivi generali che si intendono perseguire, le scelte strategiche dell’assetto del territorio e le indicazioni per un suo sviluppo sostenibile e durevole. Il comune ha scelto di intraprendere la stesura del nuovo piano in collaborazione con gli enti sovraordinati, Provincia e Regione, così come previsto dalla stessa Legge Regionale. In tale contesto, dopo la condivisione del D.P. e del Primo Rapporto Ambientale da parte della Provincia e della Regione, prende avvio la fase di Concertazione e Partecipazione con il coinvolgimento di tutti i soggetti che operano sul territorio (altri enti territoriali e gestori di servizi pubblici e di uso pubblico, comuni contermini, associazioni economiche e sociali e cittadini) con l’obiettivo della massima diffusione e trasparenza. Seguendo il principio di partecipazione al processo di formazione del nuovo piano sarà cura dell’Amministrazione Comunale mettere a disposizione, aggiornare ed integrare tutti i documenti predisposti.


 

 

 

PAT

Piano di Assetto del Territorio

 

DOCUMENTO PRELIMINARE

 

Allegato 1 alla DGC n. 90 in data 04.07.2007

 


PAT - PIANO ASSETTO DEL TERRITORIO - DOCUMENTO PRELIMINARE (scarica .PDF 359 Kb)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Motta di Livenza, 30 dicembre 2006

 

 

COMUNE DI MOTTA DI LIVENZA

P.A.T.

PIANO DI ASSETTO DEL TERRITORIO

 

DOCUMENTO PRELIMINARE

 

SOMMARIO:

 

1.

PREMESSA

pag. 3

1.1.

Il quadro legislativo di riferimento

pag. 3

1.2.

La Legge Urbanistica Regionale 11/2004 – Obiettivi, contenuti e finalità per il governo del territorio

 

pag. 4

2.

IL DOCUMENTO PRELIMINARE AL NUOVO PRG E GLI ACCORDI DI PIANIFICAZIONE

 

pag. 5

3.

IL PIANO STRUTTURALE (PAT) E IL PIANO DEGLI INTERVENTI (PI)

 

pag. 7

3.1.

Il Piano di Assetto del Territorio

pag. 7

3.2.

Il Piano degli Interventi

pag. 8

4.

LA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS)

pag. 10

5.

LA PEREQUAZIONE, LA RIQUALIFICAZIONE E LA COMPENSAZIONE E IL CREDITO EDILIZIO

 

pag. 11

6.

SCELTE STRATEGICHE E OBIETTIVI DI SOSTENIBILITA’ DEL PIANO

 

pag. 12

6.1.

Risorse naturalistiche e ambientali

pag. 12

6.2.

Difesa del suolo

pag. 15

6.3.

Paesaggio agrario e paesaggio di interesse storico

pag. 16

6.4.

Centri Storici

pag. 17

6.5.

Assetto fisico e funzionale

pag. 18

6.5.1.

Struttura e morfologia del sistema insediativo

pag. 19

6.5.2.

Organizzazione funzionale del sistema insediativo

pag. 20

6.6.

Infrastrutture e servizi

pag. 21

6.6.1.

Il sistema relazionale

pag. 21

6.6.2.

Il sistema infrastrutturale

pag. 22

6.6.3.

Gli standard di qualità urbana

pag. 24

6.6.4.

Gli standard di qualità ecologico-ambientale

pag. 25

6.7.

Territorio rurale

pag. 26

6.8.

Attività produttive

pag. 27

6.9.

Archeologia industriale

pag. 29

6.10.

Attività turistico-ricettive

pag. 29

6.11.

Servizi a scala territoriale

pag. 29

7.

PRIMO RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE

pag. 31

 

ALLEGATI:

Planimetria su base CTR/N alla scala 1:10.000 con individuazione della zonizzazione sintetica di PRG e dei vincoli presenti sul territorio comunale.

 

 

 

 

1. PREMESSA

 

Il presente documento preliminare stabilisce, in ottemperanza alla nuova Legge Urbanistica Regionale 23 aprile 2004, n° 11 (che nel prosieguo del presente documento sarà denominata LR11/2004), le linee di programmazione strategica che il Comune di Motta di Livenza prevede per il proprio territorio in rapporto alle problematiche urbanistiche ed ambientali individuate, da progettare e definire.

La pianificazione urbanistica strategica è un processo che tende ad affinare l'impiego di metodi mirati a migliorare la razionalità delle decisioni e delle azioni, tenendo conto degli obiettivi, delle priorità e delle azioni da compiere nel territorio e sul principio che ogni intervento sul territorio deve essere fondato secondo "programmi".

Essa rappresenta un modo nuovo di concepire la gestione urbanistica, basato sulla razionalità delle decisioni. Una decisione è razionale quando è coerente con i suoi obiettivi e compatibile con le possibilità e i vincoli esistenti e/o con i mezzi a sua disposizione.

Essa costituisce il fulcro di quella "riforma" che è alla base di una "nuova gestione pubblica" ("new public management"), che vede l'introduzione nella Pubblica Amministrazione di una programmazione (o pianificazione) "strategica".

 

 

1.1. Il quadro legislativo di riferimento

 

Lo scenario legislativo di riferimento vede una situazione in atto di grande evoluzione, con un quadro normativo molto complesso e con la nuova legge urbanistica in corso di elaborazione da parte del Parlamento. Il testo di disegno di legge licenziato dalla Camera dei Deputati e trasmesso al Senato, contiene l’attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione.

In attuazione dell'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, il disegno di legge in discussione stabilisce i principi fondamentali in materia di governo del territorio, tenendo conto anche dei principi e delle norme dell’ordinamento comunitario.

Il governo del territorio consiste nell’insieme delle attività conoscitive, regolative, di programmazione, di localizzazione e di attuazione degli interventi nonché di vigilanza e di controllo, volte a perseguire la tutela e la valorizzazione del territorio, la disciplina degli usi e delle trasformazioni dello stesso e la mobilità. Il governo del territorio comprende altresì l'urbanistica, l'edilizia, la difesa del suolo, la tutela del paesaggio e delle bellezze naturali nonché la cura degli interessi pubblici funzionalmente collegati con le medesime materie.

La potestà legislativa in materia di governo del territorio spetta alle regioni, ad esclusione degli aspetti direttamente incidenti sull’ordinamento civile e penale, sulla tutela della concorrenza nonché sulla garanzia di livelli uniformi di tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.

 

Ricordiamo anche che le Regioni, nel presente contesto legislativo e ancor prima dello Stato hanno in gran parte già legiferato in materia.

Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lombardia e altre regioni hanno già prodotto nuove leggi nella materia urbanistica che contengono la nuova formulazione del piano urbanistico generale comunale, generalmente suddiviso nella parte “strutturale” e nella parte “operativa”.

In quasi tutte le nuove formulazioni legislative viene recepito l’indirizzo comunitario della sostenibilità del piano, ovvero dello “sviluppo sostenibile” in modo tale che assicuri uguali potenzialità di crescita del benessere dei cittadini e salvaguardi i diritti delle generazioni presenti e future a fruire delle risorse del territorio. Tutti gli esseri umani hanno diritto ad una vita sana e produttiva in armonia con la natura. Il concetto di sviluppo sostenibile è stato coniato come concetto di unione tra sviluppo e ambiente. Da sempre l’uomo è portato a considerare erroneamente le risorse della terra come inesauribili, oggetto di una vera e propria “colonizzazione”; al contrario questi beni devono essere gestiti in modo “sostenibile”, secondo dei criteri che ne garantiscano un utilizzo più coerente e una maggiore rinnovabilità.

L’ambiente diventa da un diritto, una proprietà dell’uomo, un dovere, e la sua difesa caratterizza un modo di essere dello sviluppo economico e non solo un suo limite e vincolo. Difatti in un ambiente privato di risorse e ricchezze lo sviluppo (di qualsiasi tipo) non può aver luogo, non può gettare le basi per un processo che duri nel tempo. Da qui in poi ambiente e sviluppo divengono concetti inscindibili. Alla conferenza erano rappresentati 182 Stati e 16 agenzie specializzate, numerose organizzazioni intergovernative e un gran numero di organizzazioni non governative in qualità di osservatori. Nel corso della Conferenza sono stati elaborati diversi documenti il più importante l’Agenda 21.

L’Agenda 21 è un documento di importanza storica mondiale (lo stesso nome evoca il ventunesimo secolo); l’Agenda 21 locale può essere descritta come un tentativo per raggiungere entro il 2000 un piano ambientale di valore massimo coinvolgendo il maggior numero di attori sociali (sia organi che privati), come uno sforzo comune di far fronte alle esigenze del prossimo secolo.

Il documento, adottato nel 1992 alla Conferenza delle Nazioni Unite per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile (UNCED) tenutasi a Rio de Janeiro, ha definito le linee guida per un piano di azione a livello mondiale sulla gestione, recupero e tutela delle risorse naturali, con particolare attenzione al coinvolgimento da parte dei singoli stati di tutti i settori economici e sociali.

 

Obiettivi dell’agenda sono quelli di incoraggiare i singoli governi a varare azioni di sviluppo sostenibile, promuovendo allo stesso tempo la partecipazione e il coinvolgimento della popolazione e delle organizzazioni non statali: ogni settore della società deve essere coinvolto nel rispetto di un processo partecipativo e democratico.

La premessa da cui si è partiti per la creazione dell’Agenda 21 fa riferimento alle risorse ed energie finite, e quindi non rinnovabili, che l’uomo continua a consumare senza scrupoli: si va sempre più in direzione di tassi di sviluppo, qualora non regolamentati e regolati, e di crescita, non sostenibili. Lo sviluppo economico non può essere arrestato, ma deve cambiare trend per diventare meno distruttivo per l’ambiente: la sfida consiste nel coniugare questi due concetti (crescita economica e danni ambientali) per l’ottenimento di forme e modi di vita che rispettino la natura.

Ecco quindi che, a conclusione di questa breve introduzione all’analisi degli obiettivi, che l’Amministrazione ha deciso di perseguire nel procedimento di formazione del Piano Strutturale, si vogliano perseguire i principi della valorizzazione e della protezione delle risorse naturali quale fine ultimo a cui dovrà mirare la pianificazione urbanistica (ma anche sociale) che andremo a svolgere, nel pieno rispetto dello sviluppo sostenibile che si evidenzierà concretamente nel nostro territorio.

 

 

1.2. La legge regionale 11/2004 - Obiettivi, contenuti e finalità per il governo del territorio

 

La nuova legge regionale “Norme per il governo del territorio” fin dalla sua enunciazione supera il vecchio concetto di urbanistica, estendendo alle molteplicità delle azione che si esercitano sul territorio, nel rispetto della riforma costituzionale e degli indirizzi comunitari.

Risulta evidente, da quanto detto finora, che la pianificazione che formerà oggetto del Piano Strutturale, non potrà più essere definita solo urbanistica, ma avrà una caratterizzazione di tipo “strategico”.

La nuova Legge Urbanistica Regionale LR 11/2004, ovvero Legge per il Governo del Territorio Regionale, stabilisce all’articolo 2 criteri, indirizzi, metodi e contenuti che gli strumenti di pianificazione devono avere per conseguire il raggiungimento di obiettivi relativi a:
  • Promozione e realizzazione di uno sviluppo sostenibile e durevole;

  • Tutela delle identità storico-culturali e della qualità degli insediamenti attraverso le operazioni di recupero e riqualificazione;

  • Salvaguardia e valorizzazione dei centri storici, del paesaggio rurale e delle aree naturalistiche;

  • Difesa dai rischi idrogeologici;

  • Coordinamento con le politiche di sviluppo di scala nazionale ed europea.

In attuazione dei principi di sussidiarietà e concertazione, l’art. 5 introduce il metodo del confronto e della concertazione con gli enti pubblici territoriali al fine di pervenire ad una disciplina condivisa delle risorse economico-territoriali.

Tale metodo, di cui agli artt. 5 e 15, viene attuato attraverso:

- le procedure di copianificazione per la formazione condivisa e partecipata del piano urbanistico, finalizzata a migliorare il processo decisionale e la successiva gestione;

- la predisposizione e sottoscrizione del presente documento preliminare contenente la disciplina degli obblighi reciproci, la modalità di acquisizione del quadro conoscitivo, gli obiettivi della pianificazione e il programma di coordinamento del lavoro;

- l’individuazione di due diversi livelli di pianificazione in funzione della dimensione locale, sovracomunale o regionale degli interessi coinvolti;

- il riconoscimento della responsabilità diretta ai Comuni relativamente alla gestione del proprio territorio per lo sviluppo della comunità locale da esercitare, secondo i principi di sussidiarietà e partenariato, con le province e la regione per le funzioni di salvaguardia, coordinamento e sviluppo territoriale;

- la semplificazione dei procedimenti amministrativi, garantendo trasparenza e partecipazione;

- la disponibilità del quadro conoscitivo e l’accessibilità al pubblico delle informazioni che lo costituiscono.

La LR 11/2004 prevede ancora i livelli di pianificazione sovraordinati (Regionale e Provinciale), e quelli di pianificazione attuativa, oltre ad una serie di ulteriori innovazioni quali una nuova disciplina per le zone agricole, l’introduzione di procedure di pianificazione coordinata e concertata, la perequazione urbanistica, il credito edilizio e la compensazione urbanistica.

 

 

 

 

2. IL DOCUMENTO PRELIMINARE AL NUOVO PRG E GLI ACCORDI DI PIANIFICAZIONE

 

L’articolo 3 della LR 11/2004, al comma 3° prevede che “Al fine dell’adozione del PTRC, del PTCP, del PAT e del PATI, l’ente territoriale competente elabora un Documento Preliminare (DP) che contiene in particolare:

 

a) gli obiettivi generali che s’intendono perseguire con il piano e le scelte strategiche di assetto del territorio anche in relazione alle previsioni degli strumenti di pianificazione di livello sovraordinato;

 

b) le indicazioni per lo sviluppo sostenibile e durevole del territorio.”

Il presente Documento Preliminare, si articola in una serie di punti e di linee di indirizzo che saranno ripresi, completati e integrati con il PAT, ma che costituiscono, fin da subito, l’occasione per aprire il confronto e il dialogo con i cittadini e le altre istituzioni e che formeranno la fase di concertazione preliminare del Piano di Assetto Territoriale.

Formano parte integrante del DP gli accordi di pianificazione che saranno avviati con la Regione del Veneto e con la Provincia di Treviso, oltre agli altri aspetti specifici e settoriali relativi alla concertazione che sarà avviata con i comuni contermini e con gli enti e le società di gestione dei servizi.

Più in dettaglio la presente relazione programmatica tende a prefigurare quali degli obiettivi enunciati dovranno essere sviluppati dal Piano di Assetto del Territorio, tenendo conto che il PAT ha anche il compito di definire i criteri e le modalità per la redazione del Piano degli Interventi (PI), nonché i limiti entro i quali il PI può apportare modifiche ed integrazioni, senza che sia necessario attivare la procedura della variante al PAT stesso.

La necessità di tenere conto del concetto di sviluppo sostenibile, comporta infatti una valutazione delle scelte e delle stesse caratteristiche morfologiche del territorio non più da un unico punto di vista; si dovrà tenere conto si degli aspetti geologici e geomorfologici del territorio, ma anche degli aspetti culturali ed economici e di quelli ambientali e paesaggistici. Il contemperarsi delle diverse peculiarità espresse da queste singole valutazioni, inevitabilmente porterà un effetto diretto sulle scelte di pianificazione, che andranno ad influire sullo sviluppo urbano del territorio, nel suo complesso.

Questo compito impone grosse responsabilità amministrative; l’individuazione della direzione che lo sviluppo del territorio dovrà percorrere nei prossimi anni infatti, inevitabilmente condizionerà le possibilità di sviluppo della comunità, per cui le valutazioni saranno a più largo respiro rispetto a quelle che normalmente si accompagnavano al tradizionale PRG.

Con il Piano Strutturale su prevederà una direzione di sviluppo che si concretizzerà, in modo totale, solo fra alcuni anni e con scelte che inevitabilmente saranno attuate a medio – lungo periodo. Inevitabilmente una tale caratterizzazione della pianificazione comporta lo spostamento centrale dell’attenzione del Piano, non più o solo sulle nuove previsioni, ma sulla determinazione delle invarianti del territorio.

D’altro canto il necessario rispetto dell’ambiente, che è alla base delle nostre scelte di pianificazione, impone di preferire sempre (come peraltro è già in parte avvenuto) il recupero delle aree urbane depresse e/o abbandonate, rispetto a nuove localizzazioni insediative.

Questa la nuova metodologia: ogni nuova urbanizzazione andrà attentamente ponderata e verificata in base al quadro conoscitivo e all’obiettivo della massima attenzione nell’uso della risorsa territorio, diventa la linea guida del processo di pianificazione.

Nel nuovo modello di pianificazione, definito dalla LR 11, la Provincia (ovvero la Regione nel periodo transitorio), anziché intervenire a posteriori in modo "autoritativo" operando stralci o dettando prescrizioni a posteriori sul P.R.G. già elaborato dal Comune, partecipa con alcuni suoi tecnici all’elaborazione del Piano Strutturale fin dalle sue fasi preliminari.

In altri termini, viene verificato "in corso di redazione" che il PAT faccia propri gli indirizzi e le prescrizioni della pianificazione regionale e provinciale, e garantisca il conseguimento di ogni altro obiettivo di interesse sovracomunale già prefissato.

Questa modalità operativa, oltre a consentire un evidente contrazione dei tempi, fa sì che al termine del suo processo di formazione il Piano Strutturale elaborato dal Comune risulti già in larga parte verificato e convalidato, a livello tecnico, dagli enti sovraordinati. E non abbia quindi bisogno - dopo l'adozione - di giacere lungo tempo in attesa di poter essere approvato.

 

 

 

 

3. IL PIANO STRUTTURALE (PAT) E IL PIANO DEGLI INTERVENTI (PI)

 

 

3.1. Il Piano di Assetto del Territorio

 

L’articolo 3 LR 11/2004 - Livelli di pianificazione – al comma 4° dispone che “La pianificazione si articola in:

a) piano di assetto del territorio comunale (PAT) e piano degli interventi comunali (PI) che costituiscono il piano regolatore comunale, piano di assetto del territorio intercomunale (PATI) e piani urbanistici attuativi (PUA);

b) piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP);

c) piano territoriale regionale di coordinamento (PTRC).”

Possiamo quindi riconoscere al PAT una funzione di documento “strutturale” intermedia tra la pianificazione territoriale di competenza provinciale e regionale e quella operativa o attuativa.

Il PAT consente una rappresentazione sintetica di tutte gli aspetti inerenti il territorio, e quindi di rilevare tutte le problematiche che emergono dalla “lettura” comparata e critica nella quale vengono espresse – per sintesi – le diverse tematiche.

L’articolo 12 – Il Piano Regolatore Generale – al comma 2° definisce “Il piano di assetto del territorio (PAT) è lo strumento di pianificazione che delinea le scelte strategiche di assetto e di sviluppo per il governo del territorio comunale, individuando le specifiche vocazioni e le invarianti di natura geologica, geomorfologica, idrogeologica, paesaggistica, ambientale, storico-monumentale e architettonica, in conformità agli obiettivi ed indirizzi espressi nella pianificazione territoriale di livello superiore ed alle esigenze dalla comunità locale.

L’articolo 13 – Contenuti del Piano di assetto del territorio – al 1° comma elenca tutti i punti che devono essere trattati “Il piano di assetto del territorio (PAT), redatto sulla base di previsioni decennali, fissa gli obiettivi e le condizioni di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni ammissibili ed in particolare:” (omissis).

 

In concreto, sulla base di quanto previsto dagli atti di indirizzo, il PAT è costituito dai seguenti elaborati:

 

Tavola 1 – Carta dei vincoli e della pianificazione territoriale - scala 1:10.000

Individuazione dei vincoli, delle fasce di rispetto e delle infrastruture

Previsioni della pianificazione di livello superiore

Tavola 2 – Carta delle invarianti - scala 1:10.000

Invarianti di natura geologica geomorfologia, idrogeologica, paesaggistica e ambientale, storico-monumentale, architettonica

Tavola 3 – Carta delle fragilità - scala 1:10.000

Penalità ai fini edificatori, aree soggette a dissesto idrogeologico e altre componenti

Tavola 4 – Carta delle trasformabilità - scala 1:10.000

Individuazione degli Ambiti Territoriali Omogenei (ATO) con definizione, per ogni singola ATO, del contesto territoriale sulla base di valutazioni di carattere geografico, storico, paesaggistico e insediativo

Azioni strategiche (aree, direttrici e contesti puntuali e specifici)

Valori e tutela (ambiti, oggetti, siti, pertinenze, coni di visuale, matrici, gangli, corridoi ecologici, fasce e barriere, ecc.).

Relazione Tecnica

Illustrazione degli esiti delle analisi e delle verifiche territoriali necessarie per la valutazione di sostenibilità ambientate e territoriale.

Norme Tecniche

Direttive, prescrizioni e vincoli, anche relativamente ai caratteri architettonici degli edifici di pregio, in correlazione con le indicazioni cartografiche, con i criteri per la perequazione e compensazione, il credito edilizio e gli standard urbanistici.

Relazione di progetto

Dimostrazione della sostenibilità dei contenuti progettuali e dei criteri che hanno presieduto la redazione del PAT

Relazione sintetica

Immediata lettura delle scelte e degli obiettivi del PAT

 

 

3.2. Il Piano degli Interventi

 

L’art. 12, al 3° comma prevede - Il piano degli interventi (PI) - è lo strumento urbanistico che, in coerenza e in attuazione del PAT, individua e disciplina gli interventi di tutela e valorizzazione, di organizzazione e di trasformazione del territorio programmando in modo contestuale la realizzazione di tali interventi, il loro completamento, i servizi connessi e le infrastrutture per la mobilità.

L’art. 17 - Contenuti del Piano degli Interventi – prevede che il PI si rapporta con il bilancio pluriennale comunale, con il programma triennale delle opere pubbliche e con gli altri strumenti comunali settoriali previsti da leggi statali e regionali e si attua attraverso interventi diretti o per mezzo di piani urbanistici attuativi (PUA).

1. Il PI in coerenza e in attuazione del piano di assetto del territorio (PAT) sulla base del quadro conoscitivo aggiornato provvede a:

a) suddividere il territorio comunale in zone territoriali omogenee secondo le modalità stabilite con provvedimento della Giunta regionale ai sensi dell'articolo 50, comma 1, lettera b);

b) individuare le aree in cui gli interventi sono subordinati alla predisposizione di PUA o di comparti urbanistici e dettare criteri e limiti per la modifica dei perimetri da parte dei PUA;

c) definire i parametri per la individuazione delle varianti ai PUA di cui all'articolo 20, comma 14;

d) individuare le unità minime di intervento, le destinazioni d'uso e gli indici edilizi;

e) definire le modalità di intervento sul patrimonio edilizio esistente da salvaguardare;

f) definire le modalità per l'attuazione degli interventi di trasformazione e di conservazione;

g) individuare le eventuali trasformazioni da assoggettare ad interventi di valorizzazione e sostenibilità ambientale;

h) definire e localizzare le opere e i servizi pubblici e di interesse pubblico nonché quelle relative a reti e servizi di comunicazione, di cui al decreto legislativo n. 259 del 2003 e successive modificazioni, da realizzare o riqualificare;

i) individuare e disciplinare le attività produttive da confermare in zona impropria e gli eventuali ampliamenti, nonché quelle da trasferire a seguito di apposito convenzionamento anche mediante l'eventuale riconoscimento di crediti edilizi di cui all'articolo 36 e l'utilizzo di eventuali compensazioni di cui all'articolo 37;

j) dettare la specifica disciplina con riferimento ai centri storici, alle fasce di rispetto e alle zone agricole ai sensi degli articoli 40, 41 e 43;

k) dettare la normativa di carattere operativo derivante da leggi regionali di altri settori con particolare riferimento alle attività commerciali, al piano urbano del traffico, al piano urbano dei parcheggi, al piano per l’inquinamento luminoso, al piano per la classificazione acustica e ai piani pluriennali per la mobilità ciclistica;

3. Il PI può, altresì, definire minori distanze rispetto a quelle previste dall'articolo 9 del decreto del Ministro per i lavori pubblici 20 aprile 1968, n. 1444 "Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765":

a) nei casi di gruppi di edifici che formino oggetto di PUA planivolumetrici;

b) nei casi di interventi disciplinati puntualmente.

4. Per individuare le aree nelle quali realizzare interventi di nuova urbanizzazione o riqualificazione, il comune può attivare procedure ad evidenza pubblica, cui possono partecipare i proprietari degli immobili nonché gli operatori interessati, per valutare le proposte di intervento che risultano più idonee a soddisfare gli obiettivi e gli standard di qualità urbana ed ecologico-ambientale definiti dal PAT. La procedura si conclude con le forme e nei modi previsti dall’articolo 6.

5. Il PI è formato dagli elaborati grafici che rappresentano le indicazioni progettuali:

  • Tavola 1 - PI intero territorio comunale - scala 1:5.000;

  • Tavola 2 - PI zone significative - scala 1:2.000;

  • Tavola 3 - PI Centri Storici e zone sottoposte a progetti speciali - scala 1:1.000 e 1:500;

  • Tavola 4 - PI verifica del dimensionamento.

Ed inoltre:

  • Relazione programmatica nella quale dovranno essere indicati i tempi, le priorità operative ed il quadro economico degli interventi contenuti nel P.I.;

  • Norme tecniche operative;

  • Registro dei crediti edilizi;

  • Prontuario per la qualità architettonica e la mitigazione ambientale;

  • una banca dati alfa-numerica e vettoriale contenente l'aggiornamento del quadro conoscitivo di riferimento nonché le informazioni contenute negli elaborati di cui alle lettere a), b), e c).

Il PI è quindi molto simile al precedente PRG, ma contiene anche molti degli aspetti del vecchio Programma Pluriennale di attuazione PPA.

Al PI è quindi affidato il ruolo di attuazione delle previsioni del PAT, assieme agli strumenti urbanistici esecutivi e attuativi di iniziativa pubblica, privata e mista (PUA), nonché tutte le discipline relative agli interventi diretti che non hanno necessità di piani preventivi.

In seguito all’approvazione del primo PAT il PRG vigente assume la veste di primo PI.

L’articolo 48 - Disposizioni transitorie - al 5° comma prevede infatti che I piani regolatori generali vigenti mantengono efficacia fino all’approvazione del primo PAT. A seguito dell’approvazione di tale piano, i piani regolatori generali vigenti acquistano il valore e l’efficacia del PI per le sole parti compatibili con il PAT.

Gli atti di indirizzo confermano di fatto che gli elaborati (di cui alla precedente lettera b) del comma 5°) sono sostanzialmente quelli già in dotazione all’attuale PRG:

 

 

 

 

 

 

 

 

4. LA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS)

 

Per quanto riguarda l’introduzione della valutazione ambientale strategica (VAS) sugli strumenti urbanistici, di cui alla Direttiva 2001/42/CE, e gli obblighi di cui all’art. 4 della LGR 11/2004, si sottolinea che la procedura della VAS dovrà configurarsi come elemento fondante per la costruzione del piano, valutando gli effetti ed i differenti scenari derivanti dalle azioni pianificatorie sul territorio al fine di promuovere uno sviluppo equilibrato nel rispetto dell’uso sostenibile delle risorse.

Per questo motivo il Quadro Conoscitivo dovrà essere strutturato in coerenza con gli obiettivi sulla valutazione dell’impatto esercitato sul territorio e sull’ambiente dalle scelte pianificatorie.

Essa si articolerà secondo le seguenti fasi:

  • Definizione dei tematismi del quadro conoscitivo, delle banche dati e delle serie storiche, al fine di individuare gli indicatori di stato e di pressione necessari alla valutazione di sostenibilità strategica;

  • Individuazione delle “tendenze” relativamente ai tematismi del quadro conoscitivo contenute nelle matrici;

  • Individuazione dei possibili progetti strutturali nell’ambito del PAT per misurare gli effetti rispetto alle “voci” del quadro conoscitivo;

  • Previsione di uno o più “scenari” soggetti a valutazione al fine di pervenire alla scelta delle alternative.

La procedura VAS seguirà le indicazioni contenute nello specifico atto di indirizzo VAS in attuazione dell’articolo 46, comma 1°, lettera A) della LR 11/2004, così come previste nell’Allegato C alla D.G.R.V. n. 3262 del 24 ottobre 2006.

Nelle varie fasi di formazione del Piano troverà quindi collocazione il processo di VAS che costituisce una sorta di strumento di prevenzione, con l’obiettivo della sua sostenibilità ambientale, sociale ed economica e che coinvolge tutti i soggetti attori del territorio.

Diventa fondamentale, in questo quadro, la scelta degli indicatori rispetto ai quali valutare la sostenibilità e che potranno essere di tipo globale o generale e di tipo locale o puntuale.

 

Schema comparativo tra fasi di elaborazione di un piano o di una sua variante e fasi del processo di VAS art. 46, lettera a) LR 23 aprile 2004, n. 11 ALLEGATO

 

Processo di formazione del Piano

Processo di Valutazione Ambientale Strategica

fasi

fasi

Impostazione generale:

formazione del documento preliminare e primo rapporto ambientale.

In co-pianificazione con Regione e Provincia (art. 15 LR 11/2004)

Definizione degli obiettivi generali e delle scelte strategiche di assetto del territorio.

Acquisizione dei pareri prima dell’adozione: Provincia, Regione (Direzione Urbanistica e Direzione Valutazione Progetti e Investimenti)

Orientamento e Impostazione

Prima analisi, di carattere generale e di contesto complessivo, sullo stato dell'ambiente

  • screening per le varianti di piano

Indicazioni per lo sviluppo sostenibile e durevole del territorio

Concertazione (art. 5 LR 11/2004)

Concertazione (art. 5 LR 11/2004)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Redazione del piano

Formazione del quadro conoscitivo

art. 10 LR 11/04

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Definizione delle previsioni e della normativa di piano

artt. 13, 16 e 22 LR 11/04

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Formazione del Rapporto Ambientale

Analisi di contesto e di compatibilità (scooping)

Analisi descrittiva e suddivisione in categorie progettuali:

  • definizione delle caratteristiche specifiche di ciascun ambito territoriale

  • scelta e costruzione degli indicatori

Costruzione della mappa delle criticità

Definizione degli obiettivi di qualità

Individuazione delle azioni di piano

Individuazione delle ragionevoli alternative

Analisi degli impatti

Valutazione delle scelte di piano

Definizione delle previsioni e della normativa conseguenti al raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale

Relazione di sintesi

Adozione

Adozione di proposta di rapporto ambientale

  • deposito

  • pubblicazione

  • osservazioni

Consultazioni art. 6 Direttiva 2001/42/CE

Controdeduzioni

Adozione del rapporto ambientale definitivo

Approvazione

art. 14, 15, 16 e 22 LR 11/04

Attuazione

Monitoraggio

 

In aggiunta ai citati obiettivi di carattere generale tabelle specifiche possono sintetizzare le indicazioni di carattere politico e programmatico espresse dall’Amministrazione comunale. Tali indirizzi descrivono le azioni fondanti il Piano che dovranno essere sviluppate nel corso dell’elaborazione progettuale.

 

 

 

 

 

 

5. LA PEREQUAZIONE, LA RIQUALIFICAZIONE, LA COMPENSAZIONE E IL CREDITO EDILIZIO

 

La perequazione urbanistica è materia strettamente connessa:

  1. al principio etico della giustizia distributiva;

  2. al principio politico in base al quale la proprietà dei suoli non comprende automaticamente il diritto all’edificazione;

  3. al metodo scientifico delle classificazione del territorio secondo lo stato di fatto e di diritto;

  4. al metodo scientifico dell’ analisi dei caratteri tipologici degli edifici e degli insediamenti;

  5. al modo di acquisto del suolo necessario usi di interesse pubblico e sociale;

  6. al trasferimento dei diritti edificatori.

La perequazione urbanistica tende pertanto a ottenere due effetti concomitanti e speculari: la giustizia distributiva nei confronti dei proprietari dei suoli chiamati ad usi urbani e la formazione, senza espropri e spese, di un patrimonio pubblico di aree a servizio della collettività.

Il PAT dovrà stabilire i criteri e le modalità per ottenere l’applicazione della perequazione urbanistica, nel rispetto degli obiettivi e dei principi generali, che saranno attuati in sede di PI e di PUA.

 

Riqualificazione ambientale e credito edilizio - Compensazione urbanistica

Nell’ambito degli obiettivi di miglioramento della qualità urbana, paesaggistica, architettonica e ambientale, il PAT individua tutte quelle opere ritenute incongrue e tutti gli immobili degradati da risanare e riqualificare, anche mediante azioni di ripristino di terreni ad usi agricoli e di interventi di rinaturalizzazione.

A tale scopo, detti immobili possono costituire credito edilizio da disciplinare e da utilizzare in siti idonei, in sede di PI e di PUA. Analogamente, nell’ambito del PAT saranno definite le modalità ed i criteri della compensazione urbanistica per le aree oggetto di vincolo preordinato all’esproprio, nonché per le eventuali azioni per la progettazione e la realizzazione di interventi di trasformazione urbana ai sensi dell’articolo 120 del D.Lgvo 267/2000.

Sono rispettivamente gli articoli 36 - Riqualificazione ambientale e credito edilizio – e 37 - Compensazione urbanistica - che disciplinano tale materia, anche in accordo con i contenuti degli articoli 7 (Accordo di programma), 20 (Procedimento di formazione, efficacia e varianti del PUA) e 21 (Comparto urbanistico).

 

 

 

 

 

 

6. SCELTE STRATEGICHE E OBIETTIVI DI SOSTENIBILITA’ DEL PIANO

 

Come più sopra già anticipato, l’obiettivo generale del PAT è la definizione di uno “schema strutturale” per Motta di Livenza nel quale si integrino organicamente le diverse parti che compongono la struttura del suo territorio: il sistema degli spazi aperti e di interesse paesaggistico-ambientale, il sistema dei beni di interesse storico-culturale, il sistema insediativo e del “beni materiali” e il sistema delle mobilità.

 

Posto che una suddivisione in parti dei sistemi che compongono il territorio comunale è operazione utile ai fini di facilitare l’analisi ma non esaustiva in quanto di fatto le componenti dei diversi sistemi interagiscono tra loro in modo molto più articolato e complesso, i punti che seguono sono finalizzati ad una migliore comprensione degli obiettivi che l’Amministrazione Comunale trasferisce al piano.

 

 

6.1 Le risorse naturalistiche ed ambientali

 

Il PAT, relativamente al SISTEMA AMBIENTALE, provvede alla tutela delle Risorse Naturalistiche e Ambientali e all’integrità del Paesaggio Naturale, quali componenti fondamentali della “Risorsa Territorio”, rispetto alle quali è valutata la “sostenibilità ambientale” delle principali trasformazioni del territorio anche con riferimento all’art. 4 della LR 11 e alla Direttiva 2001/42/CE del 27.6.2001 sulla Valutazione Ambientale Strategica.

Le aree di valore naturale ed ambientale, sono individuate e disciplinate dal PAT, che ne definisce gli obiettivi generali di valorizzazione, in coerenza con le indicazioni della pianificazione sovraordinata.

 

Particolare attenzione dovrà essere posta:

  • alla tutela e miglioramento dei boschi presenti nelle varie ATO, in area agricola e ripariale;

  • alla salvaguardia dei corsi d’acqua e delle aree umide e di particolari biotopi; ed ai Siti di Interesse Comunitario SIC (SIC IT3240029 AMBITO FLUVIALE DEL LIVENZA E CORSO INFERIORE DEL MONTICANO) e Zone di Protezione Speciale ZPS (ZPS IT3240013 AMBITO FLUVIALE DEL LIVENZA);

  • alla quantità e qualità delle acque quale insostituibile risorsa idropotabile e idroproduttiva.

A tale scopo il PAT individua le possibili fonti di inquinamento o alterazione delle risorse idriche, nonché le possibili fonti di inquinamento atmosferico, le aree maggiormente vulnerabili e quelle sottoposte a maggiore pressione, le fonti di possibili alterazioni ecosistemiche, le discariche, ecc..

 

Criteri generali di sostenibilità

Vengono di seguito elencati i criteri generali di sostenibilità per la definizione degli obiettivi dei piani previsti dalla Tabella n. 5 del “Manuale per la valutazione ambientale dei piani di sviluppo regionali e dei programmi dei fondi strutturali dell’Unione europea” che ogni piano dovrà poi sviluppare limitatamente alle specifiche competenze previste dal medesimo nonché alle varie situazioni territoriali e amministrative.

Tale elenco di criteri, assunto nell’atto di indirizzo regionale con lo scopo di fornire un ampio ventaglio, anche se non esaustivo, delle caratteristiche di sostenibilità cui devono mirare gli obiettivi dei piani, sarà coerente con quanto previsto nell’allegato C della DGRV 3262 del 24 ottobre 2006. Pertanto i punti seguenti (desunti dalla bozza regionale di atto di indirizzo) sono da considerarsi del tutto indicativi.

1) Minimizzare l'utilizzo delle risorse non rinnovabili

- proteggere la qualità dei suoli quale risorsa limitata e non rinnovabile per la produzione di cibo e di altri prodotti e come ecosistema per gli altri organismi viventi;

- difendere il suolo dai processi di erosione e di desertificazione;

- tutelare la salute umana e il patrimonio agricolo e forestale;

- promuovere il risparmio energetico come efficienza di utilizzo e riduzione delle necessità di consumo di energia;

- promozione delle iniziative ed degli interventi a favore dell’edilizia sostenibile (L.R. 09 marzo 2007 n. 4);

- incentivare l'efficienza di produzione energetica e nuove fonti alternative.

2) Utilizzare le risorse rinnovabili entro i limiti delle possibilità di rigenerazione

- riutilizzo a valle della raccolta e delle iniziative per la riduzione dei rifiuti;

- aumentare il territorio sottoposto a protezione;

- tutelare le specie minacciate e della diversità biologica;

- promozione degli interventi di conservazione e di recupero degli ecosistemi;

- difesa dall'eutrofizzazione garantire usi peculiari dei corpi idrici;

- adeguare le infrastrutture fognarie e depurative ai criteri della direttiva 91/271 e del nuovo decreto legislativo sulle acque.

3) Utilizzare e gestire in maniera valida sotto il profilo ambientale sostanze e rifiuti anche pericolosi o inquinanti

- ridurre la produzione e la pericolosità dei rifiuti, in particolare attraverso l'adozione e lo sviluppo di tecnologie pulite;

- assicurare idonei processi di riutilizzo, riciclaggio, recupero e smaltimento dei rifiuti prodotti;

- raggiungere l'autosufficienza regionale nello smaltimento dei rifiuti per ambiti territoriali ottimali;

- organizzare la raccolta dei rifiuti in modo da consentire la progressiva separazione dei principali flussi produttivi (rifiuti domestici, mercatali, attività di servizio, attività commerciali, industriali, agricole);

- riutilizzo a valle della raccolta e delle iniziative per la riduzione dei rifiuti;

- minimizzare lo smaltimento in discarica.

A tale riguardo ricordiamo che il Comune di Motta di Livenza, nell’ambito della sua Certificazione Ambientale, intende introdurre alcune linee di indirizzo tendenti a migliorare, in modo graduale, sia in termini quantitativi che qualitativi le risorse naturali, paesaggistiche e ambientali.

Nell’ambito del nuovo assetto territoriale saranno poste le seguenti attenzioni:

- formulazione di indirizzi per la disciplina degli spazi aperti;

- la valorizzazione e l’integrazione delle risorse presenti nel territorio, attraverso la definizione di un sistema il più possibile continuo delle aree “protette” utile alla conservazione della biodiversità;

- predisposizione di indirizzi per la disciplina delle aree investite dalla nuova viabilità, ridefinendone usi e sistemazioni, prevedendo gli interventi necessari alla mitigazione dell’impatto visivo/acustico e all’abbattimento o riduzione degli altri inquinanti;

- formulazione di disposizioni per la promozione dell’uso di specie vegetali specifiche da utilizzare nei diversi contesti urbani, scegliendo quelle più adatte tra quelle autoctone e/o naturalizzate;

- promozione, nelle zone agricole, dello sviluppo di attività economiche che si svolgano in modo compatibile con la conservazione della natura e possano risultare integrative del reddito agricolo, quali l’offerta di servizi ambientali, ricreativi, per il tempo libero e per l’agriturismo. considerando le aziende agricole come principale “presidio ambientale”;

- favorire quei programmi di gestione delle aree protette (zone agricole, verde privato e verde pubblico) che garantiscano la conservazione della biodiversità, anche mediante iniziative didattiche/ludiche e culturali che prevedono la fruizione dell’ambiente.

- adozione di tutti quei provvedimenti atti a ridurre le emissioni in atmosfera con riferimento al piano di risanamento atmosferico

- adozione di tutti quei provvedimenti atti a ridurre l’inquinamento acustico.

Posto l’obiettivo di proseguire nella azione di un generale risanamento del territorio, tenuto conto delle fragilità ambientali presenti, il PAT, in coerenza con le attuali norme di PRG, confermerà il divieto all’insediamento delle seguenti attività produttive:

  • impianti di incenerimento;

  • centrali termoelettriche;

  • concerie;

  • impianti e laboratori nucleari;

  • raffinerie di petrolio;

nonché tutti gli impianti di stoccaggio, trattamento, smaltimento e recupero di rifiuti urbani e speciali (non pericolosi e pericolosi). Sono fatti salvi gli impianti che dispongano di regolari approvazioni ed autorizzazioni per i quali è espressamente vietato qualsiasi ampliamento sia di superficie che di tipologie e quantitativi di rifiuti conferiti.

Eventuali deroghe saranno deliberate dal consiglio comunale.

 

 

 

 

 

6.2 Difesa del suolo

 

Il PAT provvede alla difesa del suolo attraverso la prevenzione dai rischi e dalle calamità naturali, accertando la consistenza, la localizzazione e la vulnerabilità delle risorse naturali, individuando la disciplina per la loro salvaguardia.

In particolare è compito del PAT definire le aree a maggiore rischio di dissesto idrogeologico, le aree esondabili e quelle a maggiore rischio idraulico, ovvero tutte le zone in sofferenza o in cui sono presenti le maggiori criticità.

Inoltre individua, definisce e accerta:

  • gli interventi di miglioramento e riequilibrio generale del sistema idrografico;

  • gli indirizzi e prescrizioni per gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nelle zone sottoposte a vincolo idrogeologico nelle aree urbanizzate o da urbanizzare;

  • la compatibilità degli interventi con la sicurezza idraulica del territorio, subordinando, ove necessario, l’attuazione di talune previsioni alla realizzazione di infrastrutture, opere o servizi per il deflusso delle acque meteoriche;

  • gli interventi di messa in sicurezza degli argini fluviali, anche mediante una azione di costante monitoraggio delle opere di difesa, di concerto con gli enti sovraordinati ed in particolare con il Genio Civile Regionale e con l’Autorità di Bacino;

  • la presenza delle aree che presentano difficoltà di deflusso delle acque meteoriche e dal relativo rischio di esondazione e degli interventi mirati alla riduzione del rischio;

  • la stesura di discipline finalizzate ad una corretta regolamentazione dell’assetto idraulico sia nelle zone esistenti, sia in quelle di nuova urbanizzazione, mediante la definizione di indirizzi e prescrizioni per gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nelle aree urbanizzate o da urbanizzare, subordinando, ove necessario, l’attuazione delle nuove previsioni alla realizzazione di infrastrutture, opere o servizi per il corretto deflusso delle acque meteoriche;

  • verificare la conformità ai piani e programmi della protezione civile e l’individuazione di strutture e siti per la protezione civile (da valutare in fase di redazione del PAT, l’eventuale collocazione nella Zona Industriale Sud), oltre al potenziamento ed al miglioramento di strutture di servizio già presenti nel territorio comunale quali quella dei Vigili del Fuoco e quella della Protezione Civile.

  • introduzione di norme relative al rischio sismico in relazione alla classificazione del territorio comunale.

Tra le opere in programma è prevista la ricalibratura, da parte del Consorzio di Bonifica Pedemontano Sinistra Piave, dell’impianto idrovoro di San Giovanni per regimentare correttamente il livello del fiume Livenzetta.

 

In relazione al Piano di Assetto Idraulico (PAI) del bacino idraulico del fiume Livenza redatto dall’Autorità di Bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave e Brenta-Bacchiglione e in corso di approvazione, saranno promosse, definite e concertate tutte le azioni utili e necessarie per il raggiungimento della sicurezza idraulica e per la riduzione del rischio. Come già rilevato dal Comune di Motta di Livenza in occasione della presentazione delle osservazioni al “PROGETTO DI PIANO STRALCIO PER L’ASSETTO IDROGEOLOGICO DEL BACINO IDROGRAFICO DEL FIUME LIVENZA”, il raggiungimento della sicurezza idraulica si può perseguire intervenendo su due fronti: - mediante l’esecuzione delle opere (costituzione di bacini d’invaso per la laminazione delle piene, adeguamento sezioni d’alveo e manufatti arginali, interventi di regimazione sui territori e sull’idrografia minore del bacino, ecc.) e, indirettamente, con l’individuazione delle zone potenzialmente a rischio e quindi con l’emanazione di norme e vincoli per tali zone, nonché di piani di intervento per fronteggiare gli eventi calamitosi. Logicamente la progressiva realizzazione delle opere, in funzione anche della loro importanza ed ubicazione, porterà a variare, in maniera positiva, quanto previsto indirettamente come misure di salvaguardia e apposizione di vincoli sull’uso del suolo.

 

 

6.3 Paesaggio agrario e paesaggio di interesse storico

 

Il PAT individua gli ambiti o unità di paesaggio agrario di interesse storico-culturale e gli elementi significativi del paesaggio di interesse storico.

 

Per gli ambiti o unità di paesaggio agrario di interesse storico-culturale assicura, nel rispetto delle esistenti risorse agro-produttive:

  • la salvaguardia delle attività agricole ambientalmente sostenibili e dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici presenti nel territorio;

  • la conservazione o la ricostituzione del paesaggio agrario e del relativo patrimonio di biodiversità, delle singole specie animali o vegetali, dei relativi habitat, e delle associazioni vegetali e forestali;

  • la salvaguardia o ricostituzione dei processi naturali, degli equilibri idraulici e idrogeologici e degli equilibri ecologici;

  • l’individuazione delle invarianti paesaggistico-ambientali che assicurano qualità e valore all’ambito, gli elementi territoriali rilevanti, per rarità e specificità, quali l’albero monumentale, le zone umide, gli spazi aperti integri, i coni visuali di pregio, le strutture arboreo-arbustive complesse, lineari e areali;

Qualora negli ambiti agricoli di rilievo paesaggistico sussistano limitazioni all’utilizzazione agricola dei suoli, la pianificazione urbanistica comunale promuove anche lo sviluppo di attività integrative del reddito agricolo, quali l’offerta di servizi ambientali, ricreativi, per il tempo libero e per l’agriturismo.

 

Relativamente agli elementi significativi del paesaggio di interesse storico, recepisce ed integra nel proprio quadro conoscitivo i sistemi e gli immobili da tutelare e ne specifica la relativa disciplina.

In particolare per il Comune di Motta di Livenza si richiamano i seguenti ambiti di valore paesaggistico:

  • gli edifici di valore storico-architettonico, culturale e testimoniale e i relativi spazi inedificati di carattere pertinenziale, tra i quali il complesso della Villa “La Sorbolera (ora VillaRosa), con le adiacenze dell’ex filanda, di proprietà della Fondazione Gini, in via Corrado Gini, nella Frazione di San Giovanni, Villa Ancilotto, Girardi, Villa Burlina, Martini, Villa Arrigoni, Tagliapietre a Motta di Livenza, e Villa Adami, Villa Tiepolo, Papadopoli, Sacilotto, Rieti Rota, Villa Morosini e Villa Momenti, Bertoja di Ceneda, Comellato a Villanova di Motta di Livenza, e altri edifici di pregevole tipologia agricola e dai caratteri morfologici rilevanti già individuati nel vigente PRG;

  • i parchi e giardini di interesse storico architettonico, con i palazzi padronali, localizzati lungo la Riviera Scarpa e lungo la Livenzetta ed anche lungo il Viale Madonna, oltre il già citato parco di Villa Gini ed altre realtà presenti nel territorio rurale;

  • il sistema insediativo rurale e le relative pertinenze piantumate, le sistemazioni agrarie tradizionali (i filari alberati, le siepi, i boschetti e il verde ripariale, ecc.);

  • la viabilità storica extraurbana e gli itinerari di interesse storico e ambientale, così come individuati nell’ambito del Programma U.E. Leader II, approvato dalla Regione Veneto con DGR n. 3562/1997 “Progetto di percorso artistico culturale naturalistico, e del Programma pluriennale per la mobilità ciclistica e per la realizzazione di reti di percorsi ciclabili integrati, approvato dal Consiglio Comunale con Deliberazione n. 57/1999;

  • il sistema storico delle acque derivate e delle opere idrauliche (in particolare quelle che gestiscono il corso del Livenzetta che era il vecchio ramo del Livenza);

  • le zone archeologiche, tra cui l’area dell’antico “Castello della Motta”, l’antico insediamento di San Giovanni e i siti di ritrovamenti archeologici, così come documentati nella carta archeologica del territorio Opitergino- Mottense redatta dall’omonimo consorzio dei Comuni;

  • gli itinerari d’interesse storico-ambientale e di interesse religioso (punti di riferimento di tradizioni popolari religiose scanditi dalla presenza di sacelli e capitelli e gli altri luoghi di apparizione della Madonna fino alla Basilica del Miracoli, luogo di devozione che richiama una notevolissima quantità di visitatori sia durante le celebrazioni che durante tutto l’anno).

 

 

6.4 Centri storici

 

Il PAT definisce la classificazione dei Centri Storici di cui all’Atlante Regionale in relazione all’entità, al ruolo storico, alle caratteristiche strutturali ed insediative.

Per ogni centro storico ne individua la perimetrazione, gli elementi peculiari, le potenzialità di qualificazione e sviluppo, nonché gli eventuali fattori di abbandono o degrado sociale, ambientale ed edilizio. Individua inoltre la disciplina generale diretta ad integrare le politiche di salvaguardia e riqualificazione del centro storico con le esigenze di rivitalizzazione dello stesso, anche con riguardo alla presenza di attività commerciali e artigianali, favorendo al tempo stesso, il mantenimento delle funzioni tradizionali, affievolite o minacciate, prima fra queste la residenza della popolazione originaria.

 

Il PAT stabilisce le direttive e le prescrizioni per la formazione del Piano degli Interventi PI, nonché le norme per la salvaguardia degli elementi di rilievo storico-architettonico.

In particolare per la formazione del PI il PAT:

  • specifica i criteri per l’acquisizione del quadro conoscitivo relativo a tutti i fabbricati e manufatti presenti all’interno dei centri storici, nonché agli spazi liberi esistenti d’uso privato o pubblico. Il PI classifica con apposite schede il patrimonio edilizio esistente;

  • definisce le modalità per l’individuazione delle categorie in cui gli elementi sopra descritti devono essere raggruppati, per caratteristiche tipologiche e pregio storico-architettonico;

  • stabilisce, per ogni categoria così individuata, la gamma degli interventi possibili (gradi di protezione), quelli comunque necessari alla tutela degli elementi di pregio, (norme puntuali), nonché le condizioni per le possibili variazioni al grado di protezione (flessibilità), anche attraverso schemi e prontuari;

  • determina le destinazioni d’uso possibili in relazione alle caratteristiche tipologiche, alla consistenza ed al ruolo urbano;

  • individua i limiti per la nuova edificazione, in funzione allo stato di conservazione, al pregio degli edifici, ed alla struttura del tessuto urbano;

  • delimita gli ambiti da assoggettare a:

  • progettazione unitaria;

  • strumento urbanistico attuativo;

  • programma integrato;

  • individua le aree e gli edifici da destinare a servizi, nonché le opere o gli impianti di interesse collettivo o sociale e le nuove viabilità;

  • definisce norme ed indirizzi per la soluzione dei problemi della circolazione nonché degli spazi di sosta e di parcheggio per gli autoveicoli, da realizzarsi preferibilmente al di fuori del contesto del centro storico, indicando le aree pedonali ed i percorsi ciclabili (piano della circolazione).

In particolare, per il centro storico di Motta di Livenza, e per i nuclei storici di San Giovanni e di Lorenzaga il PAT detta prescrizioni e criteri, anche per una coerente formulazione operativa nei PI, con la precisazione che anche per le altre realtà insediative consolidate di Malintrada e Villanova saranno adottate analoghe attenzioni, con i seguenti obiettivi:

- riqualificazione/valorizzazione del centro storico di Motta come luogo dell’abitare, del commercio, dello studio e del tempo libero, in grado di ricostituirsi come “cuore” del tessuto urbano del Capoluogo e dell’intero Comune;

- recupero e ricomposizione ambientale, con la valorizzazione del sistema delle acque;

- eliminazione/mitigazione dell’impatto delle fonti di degrado e di inquinamento visivo;

- riqualificazione della Scena Urbana operando sull’edificato e sugli spazi pubblici e privati;

- salvaguardia funzionale: tutela della funzione residenziale esistente e delle attività esistenti compatibili, conversione o rilocalizzazione di quelle incompatibili;

- rivitalizzazione e, ove possibile, potenziamento del tessuto commerciale compatibile con le strutture edilizie e infrastrutturali, e incentivazione dell’insediamento di nuove attività compatibili, funzionali alla valorizzazione commerciale e turistica;

- progettazione di “sistemi” di fruizione turistica dei luoghi: ricezione e visita in connessione con i “sistemi ambientali” territoriali, con le valenze religiose, culturali ed enogastronomiche (prodotti di nicchia e eccellenze);

- riorganizzazione della viabilità e della sosta negli insediamenti storici come parte specifica ma integrata all’interno di un più ampio riordino del sistema della mobilità esteso all’intero comune.

- tutela e valorizzazione degli edifici di interesse storico, architettonico o ambientale, che favorisca tuttavia efficacemente la possibilità di recuperarli e mantenerli in vita.

- recupero, tutela e valorizzazione di tutti gli elementi di valore storico-culturale come componenti di un sistema integrato, promuovendone la fruizione pubblica, in continuità con quello delle aree di interesse ambientale-paesaggistico.

 

 

6.5 Assetto fisico e funzionale

 

Relativamente al Sistema Insediativo il PAT:

  • Verifica l’assetto fisico funzionale degli insediamenti e promuove il miglioramento della funzionalità degli insediamenti esistenti e della qualità della vita all’interno delle aree urbane, definendo per le aree degradate gli interventi di riqualificazione, e di possibile riconversione e per le parti o elementi in conflitto funzionale le eventuali fasce o elementi di mitigazione funzionale.

  • Individua delle opportunità di sviluppo residenziale in termini quantitativi e localizzativi, definendo gli ambiti preferenziali di sviluppo insediativo, in relazione al modello evolutivo storico dell’insediamento, all’assetto infrastrutturale ed alla dotazione di servizi, secondo standard abitativi e funzionali condivisi.

  • Stabilisce il dimensionamento delle nuove previsioni per ATO e per ciascuna realtà specifica, con riferimento ai fabbisogni locali ed alle indicazioni del PTRC.

  • Definisce gli standard urbanistici, le infrastrutture e i servizi necessari gli insediamenti esistenti e di nuova previsione, precisando gli standard di qualità urbana e gli standard di qualità ecologico-ambientale.

  • Definisce gli standard abitativi e funzionali, che nel rispetto delle dotazioni minime di legge, determinino condizioni di vita decorose e coerenti con l’evoluzione storica degli insediamenti, favorendo la permanenza delle popolazioni locali e l’integrazione di quelle immigrate.

 

In particolare, per il Comune di Motta di Livenza, il PAT, ai fini dell’accentuazione e del consolidamento delle potenzialità urbane del territorio, dovrà intervenire da un lato mediante recupero, consolidamento e riqualificazione in senso urbano delle parti centrali del Capoluogo e delle frazioni di Lorenzaga, Malintrada, Villanova e San Giovanni, dall’altro potenziando, dove possibile, anche le funzioni rare e specialistiche, proprie della città e rivolte ad un’utenza più ampia e articolata.

Iniziative rilevanti in tal senso potranno, ad esempio, essere oggetto di concertazioni tra i comuni contermini, o gli enti locali superiori, nei settori dei servizi sportivi, ricreativi e culturali, delle attività formative, espositive o direzionali, i servizi alla persona da quelli socio-sanitari a quelli assistenziali.

Potranno essere perseguite iniziative e intese pubblico – private anche per la gestione di alcune attività di servizio, ovvero applicati i nuovi strumenti offerti dalla Legge Urbanistica Regionale per una più incisiva ed efficace gestione del territorio: la perequazione urbanistica, il credito edilizio, la compensazione urbanistica.

 

 

6.5.1 Struttura e morfologia del Sistema Insediativo

 

Relativamente alla struttura e morfologia del Sistema Insediativo il PAT adotta i seguenti obiettivi e, per quanto di competenza li affida al PI:

- riqualificazione del centro urbano del capoluogo e delle frazioni;

- riqualificazione dell’area della stazione ferroviaria, anche in previsione di una possibile integrazione nel SFMR (Servizio Ferroviario Metropolitano Regionale);

- riqualificazione urbanistica del Capoluogo mediante operazioni di riordino e/o di riorganizzarne delle aree poste tra il centro consolidato e le parti di tessuto di frangia, laddove sussistano problemi di incoerenza o di accessibilità ai servizi;

- riformulazione della disciplina degli spazi aperti, riconoscendo le problematiche connesse all’edificato esistente ed esplicitando gli interventi necessari nel territorio aperto;

- promozione di iniziative per la realizzazione di edifici, piani attuativi o altri interventi inspirati ai principi della sostenibilità, nei quali applicare tecniche costruttive finalizzate al contenimento dei consumi e sistemi di approvvigionamento di acqua ed energia alternativi ai tradizionali per la riduzione delle emissioni inquinanti;

- equilibrare le scelte per la realizzazione di eventuali strutture innovative con scelte rigorose di tutela sul territorio non direttamente interessato.

Il PAT del Comune di Motta di Livenza, per ciò che attiene lo sviluppo insediativo del Capoluogo e degli altri centri, opererà soprattutto con integrazioni e ampliamenti in aderenza al tessuto edilizio esistente e con la individuazione di aree di nuova formazione, correlate al fabbisogno, e localizzate nell’ambito dei quadranti settentrionali del Capoluogo, ovvero dove le condizioni di sicurezza idraulica danno la maggiore garanzia. Analogamente, anche per i centri delle frazioni, le aree di possibile integrazione e determinate mediante una oculata stima del fabbisogno futuro, saranno individuate in modo coerente con i caratteri paesaggistici e ambientali, con la tutela del territorio agricolo e con la puntuale attenzione nei riguardi delle criticità presenti soprattutto dal punto di vista della sicurezza idraulica.

 

 

6.5.2 Organizzazione funzionale del Sistema Insediativo

 

Relativamente all’organizzazione funzionale del Sistema Insediativo il PAT:

- promuove il miglioramento della funzionalità degli insediamenti esistenti e della qualità della vita all’interno delle aree urbane, definendo per le eventuali aree degradate o per le zone maggiormente esposte a fattori inquinanti, gli interventi di riqualificazione, e di possibile riconversione e per le parti o elementi in conflitto funzionale le eventuali fasce o elementi di mitigazione funzionale;

- individua delle opportunità di sviluppo residenziale in termini quantitativi e localizzativi, definendo gli ambiti preferenziali di sviluppo insediativo, in relazione al modello evolutivo dell’insediamento, all’assetto infrastrutturale ed alla dotazione di servizi esistenti e/o alla possibilità di potenziamento degli stessi;

- stabilisce il dimensionamento delle nuove previsioni per A.T.O. e per ciascuna realtà specifica, con riferimento al fabbisogni locali;

- definisce gli standard urbanistici, le infrastrutture e i servizi necessari a sostenere gli insediamenti esistenti e quelli di nuova previsione, precisando gli standard di qualità urbana e gli standard di qualità ecologico-ambientale.

 

Per quanto riguarda il sistema dei servizi il PAT:

- individua i principali servizi a scala urbana, sia per il Capoluogo che e per gli altri centri, con l’obiettivo di relazionare i servizi tra loro e di creare, ove possibile, la maggiore interconnessione e integrazione;

- promuove la costituzione di un sistema continuo ed unitario “del verde” integrandovi un insieme di aree “protette”: verde pubblico, verde sportivo e ricreativo, verde privato, individuale o condominiale, aree boscate e verde ambientale nelle aree per lo più riguardanti l’ambiente dei corsi d’acqua e delle aree agricole interconnesse, gli ambiti di interesse naturalistico e storico meritevoli di tutela specifica. Le diverse aree dovranno essere interconnesse e raggiungibili dai centri abitati mediante percorsi pedonali e ciclabili, alternativi alla viabilità ordinaria, utilizzando anche la viabilità minore;

- ridefinisce un nuovo sistema di strutture per l’istruzione, rispondenti agli attuali requisiti e standard normativi, valutandone la fattibilità attraverso un’operazione complessa di trasformazione urbana. L’individuazione delle aree dove localizzare gli eventuali nuovi edifici scolastici dovrà essere coerente con queste ipotesi più generali, ma anche tener conto del soddisfacimento di un complesso di requisiti tra cui le condizioni di natura idraulica e geologica, di accessibilità, non solo automobilistica, ma anche e soprattutto ciclabile e pedonale.

Si tratta di confermare e di valorizzare ulteriormente il comprensorio integrato di servizi, compreso tra via A. De Gasperi e via A. Moro, avviato e confermato dal PRG e che potrà essere ulteriormente sviluppato e ampliato in seguito alla delocalizzazione del depuratore fognario comunale.

Anche in questo caso eventuali nuove localizzazione dovranno essere previste in relazione alle direttrici di espansione e di potenziamento delle aree destinate ad usi urbani come già evidenziate ai precedenti punti 6.5 e 6.5.1.

 

 

 

6.6. Infrastrutture e servizi

 

 

6.6.1. Il Sistema Relazionale

 

L’organizzazione della mobilità comunale persegue i seguenti obiettivi:

- maggiore apertura alle relazioni tra politiche regionali e provinciali per la mobilità e politiche per il riordino e sostegno dei sistema insediativo;

- maggiore specializzazione delle reti e dei servizi del trasporto per funzioni (urbane, turistiche e produttive) e per livelli di bacino (interregionale, interprovinciale, locale);

- integrazione tra le diverse modalità di trasporto;

- recupero di competitività dei trasporto pubblico con l'introduzione di innovazioni organizzative e tecniche e indirizzando una quota significativa della domanda dalla modalità individuale su strada alla modalità di trasporto collettivo in sede propria;

- riduzione e mitigazione degli impatti delle infrastrutture sull'ambiente e sugli insediamenti.

 

Lo schema delle relazioni viarie attive nel territorio in cui si inserisce Motta di Livenza si configura come un reticolo complesso, con la presenza di nodi di scambio di secondo livello (lo scambio di primo livello è presente appena al di fuori del confine comunale sud), ma anche con la presenza di tutte quelle relazioni che devono sostenere la complessità di relazioni della “città diffusa” (in cui sono dislocati anche servizi di interesse territoriale), e le connessioni sono complesse e in tutte le direzioni (nord-sud, est-ovest).

Gli elementi principali dell’ossatura viaria che supporta fisicamente tale sistema sono:

- la Strada Regionale n. 53 “Postumia” che rappresenta il collettore principale posto lungo la direttrice di sviluppo ovest – est, tra il Capoluogo di Provincia, Oderzo e Portogruaro ed il Veneto Orientale e il Friuli meridionale;

- il sistema del complesso di viabilità provinciale, ed in particolare,

a nord della S.R. n. 53:

- la strada provinciale n. 51 “di Meduna” nella direzione del Pordenonese;

- la strada provinciale n. 12 “Mure”.

A sud della S.R. n. 53:

- la strada provinciale n. 53 “Magnadola” e la su prosecuzione in comune di Cessalto costituita dalla S.P.n. 54 “di Piavon” che collega il territorio di Motta al Casello di cessalto dell’A 4;

- la strada provinciale n. 166 “di Malintrada”;

- la strada provinciale n. 52 “del Livenza”.

Una possibile alternativa di accesso all’A 4 è costituita dal successivo Casello di San Stino di Livenza, con la relativa asta di collegamento costituita dalla Strada Provinciale n. 52, che interseca la S.R. n. 53 poco ad est dell’abitato di Motta.

Alcune ipotesi di miglioramento dei collegamenti tra il Capoluogo e l’abitato ad est di Lorenzaga, già avanzate in occasione di precedenti studi, potranno essere riconsiderate, posto che il fiume Livenza condiziona pesantemente ogni scelta. Analogamente sarà attentamente valutata l’ipotesi già contenuta nel vigente PRG della prosecuzione a nord della tangenziale oltre l’abitato di San Giovanni.

 

Sistema dei percorsi pedonali-ciclabili

Sono attualmente attivi i seguenti collegamenti ciclabili:

- Capoluogo con Quartiere di San Giovanni;

- Capoluogo con Quartiere di San Antonino.

Sono attualmente in corso di progettazione e/o di esecuzione:

- collegamento Capoluogo con la Frazione di Lorenzaga;

- collegamento Capoluogo con la Frazione di Malintrada;

- collegamento di San Giovanni con il Comune di Meduna di Livenza;

- collegamento Capoluogo con la zona industriale nord;

- collegamento Capoluogo con la zona industriale sud.

Oltre ai seguenti itinerari di prossima previsione:

- collegamento Capoluogo con la Frazione di Villanova;

- collegamento del Quartiere di San Antonino con il Comune di Gorgo al Monticano.

 

La riapertura della linea ferroviaria Treviso - Portogruaro, avvenuta nel febbraio del 2000, ad un solo binario non ha dato ancora beneficio evidente al traffico che giornalmente si sposta lungo la S.R. n. 53 sia per motivi di lavoro che di studio. L’infrastruttura ferroviaria rappresenta un risorsa di grande interesse per tutto il bacino dell’Opitergino – Mottense, ma deve essere necessariamente potenziata, sia in termini di servizio alle persone, sia in termini di trasporto commerciale.

Nell’ipotesi di una prossima attivazione del sistema ferroviario metropolitano regionale (S.F.M.R.) la Stazione ferroviaria di Motta di Livenza, costituisce un nodo di notevole interesse, con prospettive di sviluppo che potranno coinvolgere anche i comuni e i centri contermini. A tale riguardo, potranno essere attivati anche dei servizi di interscambio per facilitare lo spostamento delle persone, in modo da evitare, ove possibile, l’uso del mezzo automobilistico privato.

 

 

6.6.2. Sistema infrastrutturale

 

Per quanto riguarda il sistema infrastrutturale il PAT suddivide il sistema delle infrastrutture per la mobilità, in sottosistema infrastrutturale sovracomunale e in sottosistema infrastrutturale locale raccordandosi con la pianificazione di settore prevista.

 

Infrastrutture a scala sovracomunale: il PAT recepisce le previsioni della pianificazione sovraordinata e provvede a definire:

  • la rete di infrastrutture e di servizi per la mobilità di maggiore rilevanza, avendo riguardo anche ai servizi di trasporto in sede propria, al sistema dei parcheggi di scambio e di interconnessione ed agli spazi per l’interscambio tra le diverse modalità di trasporto urbano o extraurbano;

  • le opere necessarie per assicurarne la sostenibilità ambientale e paesaggistica e la funzionalità rispetto al sistema insediativo ed al sistema produttivo. Individuando ove necessario, fasce di ambientazione al fine di mitigare o compensare gli impatti sul territorio circostante e sull’ambiente;

  • precisa la dotazione di standard e servizi alla viabilità sovracomunale.

Infrastrutture locali: il PAT definisce:

  • il sistema della viabilità locale e della mobilità ciclabile e pedonale, ed i collegamenti con la viabilità sovracomunale;

  • le prestazioni che le infrastrutture viarie locali debbono possedere in termini di sicurezza, geometria, sezione, capacità di carico, la definizione dei livelli di funzionalità, accessibilità, fruibilità del sistema insediativo, per gli obiettivi di qualità urbana ed ecologico-ambientale definiti;

  • le fasce di rispetto delle infrastrutture per la mobilità locale, ed il perimetro del “Centro Abitato” ai fini dell’applicazione dei rispetti stradali;

 

Per quanto riguarda il sistema relazionale il PAT concorre a definire:

- la rete di infrastrutture e di servizi per la mobilità integrandoli con l’S.F.M.R., con il sistema dei parcheggi di scambio e di interconnessione e con spazi ed attrezzature per l’interscambio tra le diverse modalità di trasporto urbano o extraurbano;

- le opere necessarie per assicurarne la sostenibilità ambientale e paesaggistica e la funzionalità rispetto al sistema insediativo ed al sistema produttivo, individuando, ove necessario, fasce di ambientazione al fine di mitigare o compensare gli impatti sul territorio circostante e sull’ambiente.

Gli obiettivi principali sono il potenziamento e la razionalizzazione generale della rete viaria per contribuire al miglioramento della qualità urbana ed ecologico-ambientale:

- integrando e/o completando le opere di intersezione ed i sistemi di svincolo e distribuzione con la viabilità principale (regionale e provinciale), ed in particolare S.R. n. 53 e S.P. n. 53;

- intervenendo sulla rete esistente al fine di gerarchizzarne opportunamente le funzioni per ottenere condizioni di sicurezza e vivibilità all’interno degli insediamenti.

Tali obiettivi principali sono da perseguire congiuntamente ai seguenti obiettivi specifici, per quanto di competenza da affidare al PI:

- separazione dei flussi di traffico a scala urbana, comunale e sovracomunale, cui è legata la riqualificazione delle aree urbane interessate impropriamente dal traffico di attraversamento;

- adeguato “inserimento” dei centri del comune nel sistema della mobilità territoriale (non disgiungibile dalla gerarchizzazione dei flussi di traffico di cui sopra), dal quale derivano le opportune integrazioni con i fattori di localizzazione del locale sistema economico;

- miglioramento dell’accessibilità ai principali generatori di traffico (servizi di interesse locale/territoriale, aree produttive, ecc.);

- organizzazione delle necessarie connessioni tra gli insediamenti a nord e a sud della ferrovia, in relazione con le vocazioni insediative territoriali e con le direttrici di sviluppo della città;

- ulteriori interventi per il miglioramento della funzionalità della viabilità locale sia sul versante della circolazione sia su quello della riqualificazione delle strade: risagomatura delle sedi, ripavimentazione, alberature stradali, parcheggi pubblici e privati nei luoghi di maggior interesse, percorsi pedonali e ciclabili, attrezzatura degli incroci, riordino degli accessi, ecc.;

- organizzazione di un “sistema della sosta” connesso con il nuovo schema viario, con le nuove funzioni ferroviarie e distribuito in modo strategico rispetto ai luoghi nei quali, in alcuni giorni, è previsto un afflusso ed una concentrazione di automezzi straordinario (mercato settimanale, manifestazioni, fiere, ecc.);

- organizzazione di un sistema di percorsi protetti pedonali-ciclabili per l’accesso ai servizi del Capoluogo (soprattutto scuole e impianti sportivi) e alle aree di interesse paesaggistico esterne al centro urbano.

In sintesi il PAT del Comune di Motta di Livenza, per ciò che attiene la rete delle infrastrutture viarie, oltre alle ipotesi formulate nel presente punto 6.6.2 e nel precedente punto 6.6.1, richiama le seguenti opere:

- il progetto preliminare relativo alla Variante alla S.R. n° 53 “Postumia” che comprende la tratta stradale da Oderzo a Motta di Livenza (dal Km 88+560 al Km 97+900) del 2004 e che prevede un nuovo tracciato che by-passa le attuali tratte urbane di Oderzo e di Gorgo al Monticano e l’allargamento della tratta interessante il Comune di Motta di Livenza;

- il progetto definitivo di adeguamento della S.R. n° 53 “Postumia” – I° stralcio “Opere di completamento Centro Abitato di Motta di Livenza” approvato da Veneto Strade spa. Per tale opera è attualmente in corso la progettazione esecutiva che sarà accompagnata dal relativo finanziamento regionale;

- il progetto esecutivo di messa in sicurezza, di ricalibratura e allargamento della S.P. n° 53 “Via Magnadola”, nel tratto compreso tra il Ponte Albano e la zona industriale sud di Motta, lungo la direttrice del Casello Autostradale dell’A4 di Cessalto. Tale progetto peraltro è già stato recepito dal vigente PRG mediante una specifica variante.

 

 

6.6.3. Gli standard di qualità urbana

 

Al fine di garantire adeguati livelli di qualità della vita e degli insediamenti, il PAT deve stabilire le dotazioni di servizio e di supporto alle funzioni urbane, in relazione al dimensionamento e alle destinazioni d’uso.

Tali dotazioni, che possono riguardare aree pubbliche e private, saranno dimensionate per singoli ATO e in ragione alle necessità del contesto e alle esigenze espresse dalla collettività in cui si collocano gli interventi.

I presupposti su cui la legge regionale 11 colloca il problema degli standard si discostano completamente da quanto è fin qui avvenuto nella strumentazione urbanistica, sostituendo l’obbligo del mero calcolo contabile, con una più corretta procedura che lega lo standard alla effettiva esigenza dell’insediamento urbano.

Il sistema dei servizi di Motta di Livenza, nel corso degli ultimi decenni si è profondamente modificato anche per la funzione di centro di mandamento che il Comune ha sempre svolto.

La funzione di polo di servizi che il Comune di Motta di Livenza ha detenuto e che continua a svolgere, ha accentuato l’offerta di servizi, sia in termini di dimensione, sia per tipologia e gamma offerta. Vale la pena, a tale riguardo, citare da un lato l’obiettivo, da sempre perseguito dal PRG, di raggruppare le aree di servizio entro il “polo attrezzato” di via De Gasperi (nel quale convergono i servizi scolastici dalla scuola materna agli istituti superiori, oltre alle attrezzature sportive e ricreative) e dall’altro di mantenere sempre molto articolata la dotazione di servizi da rendere al cittadino e all’impresa.

Tra le dotazioni più qualificanti possiamo elencare l’ospedale riabilitativo di Motta di Livenza che costituisce una eccellenza tra i servizi offerti dall’Azienda ULSS n. 9, la Casa di riposo per anziani “Tomitano e Boccassin” il Centro Educativo occupazionale Diurno per disabili C.E.O.D , il polo scolastico “A. Scarpa” e la scuola di specializzazione “L. Rocco”.

L’esigenza per Motta di Livenza di fornire servizi ad una utenza che va ben oltre la popolazione residente nel Comune, ha determinato anche delle situazione di incoerenza e di polverizzazione di alcune dotazioni generali ed amministrative. E’ su questi aspetti e su questi settori che il PAT dovrà maggiormente operare, per dare coerenza e razionalità, senza trascurare la necessità di una presenza di servizi essenziali nei quartieri e nei centri di Villanova, Malintrada, San Giovanni e Lorenzaga.

Alcune occasioni di potenziamento e/o miglioramento dei servizi potranno essere perseguite anche attraverso interventi di recupero sia pubblici che privati, peraltro già avvenuti in passato e in corso di realizzazione.

Nel territorio la funzione formativa è garantita dalla presenza delle seguenti strutture scolastiche:

  • scuola elementare “G. Aleandro” e sede di San Giovanni “A. Manzoni”,

  • scuola media “G. Girardini”,

  • I.S.I.S.S. “A. Scarpa”,

  • scuola professionale “L. Rocco”.

Nel comune sono presenti strutture culturali, associative e ricreative e di pubblica utilità, tra cui:

  • biblioteca, in via Riviera Scarpa;

  • sedi di associazioni culturali - Fondazione Giacomini - ex Macello;

  • la Loggia, sede di mostre e convegni;

  • la Castella, centro di arti visive;

  • ex Prigioni, sede di Informagiovani e ProLoco;

  • ex scuola elementare di Lorenzaga

  • ex scuola elementare di Malintrada e attuale sede C.E.O.D (Il grappolo)

  • edificio polifunzionale parrocchiale di San Giovanni;

  • edificio polifunzionale parrocchiale di Villanova;

  • cason” degli Alpini

  • patronato “Don Bosco” centro giovanile parrocchiale del Duomo di Motta di Livenza.

 

Nel comune sono presenti strutture sportive e per il tempo libero, tra cui:

  • stadio comunale del capoluogo;

  • palazzetto dello sport del capoluogo;

  • pista di pattinaggio, campi da tennis, bocciodromo (in corso di costruzione), campo di beach-volley;

  • impianto natatorio (in corso di costruzione);

  • piattaforma multiuso in via Cornè e in via Einaudi;

  • impianti sportivi parrocchiali e campo sportivo di Villanova;

  • campo sportivo e area ludico-sportiva di Lorenzaga;

  • piattaforma multiuso di Malintrada;

  • campo di calcio e area ludico-sportiva di San Giovanni.

 

Questo sistema è ancora in corso di evoluzione, attraverso previsioni di potenziamento e qualificazione.

I servizi di sosta e di parcheggio, già integrati e in fase di ulteriore potenziamento lungo via Alzaia e nell’ambito della ristrutturazione di via Riviera Scarpa potranno dare un ulteriore contributo alla creazione dell’effetto “piazza” nel Capoluogo.

Si prevede inoltre un nuovo parcheggio nell’area ex “Finimondo” e il potenziamento di quelli in zona stadio a servizio del centro sportivo (stadio, piscina, bocciodromo in fase di realizzazione) e di supporto all’intera città.

Nell’ambito del PAT, oltre a recepire ed aggiornare lo stato di fatto, saranno effettuate tutte le necessarie verifiche delle previsioni. Il potenziamento e lo sviluppo dei servizi pubblici avrà come punti di riferimento i seguenti interventi:

- la realizzazione di spazi per uffici comunali, nell’ambito del P.R. di iniziativa pubblica “Tessari”;

- la realizzazione di spazi per uffici pubblici o di pubblica utilità in funzione anche del traffico ferroviario, nel programma di recupero della stazione ferroviaria mediante accordo di programma con RFI;

- l’attuazione del progetto di riqualificazione della piazza San Rocco, con il previsto trasferimento della fermata delle autocorriere di linea nell’ambito del piazzale della stazione ferroviaria;

- il potenziamento delle dotazioni di parcheggio e spazi pubblici nell’area della Basilica della Madonna dei Miracoli.

 

 

6.6.4. Gli standard di qualità ecologico-ambientale

 

Abbiamo già accennato al problema dell’accessibilità ai servizi presenti nel Capoluogo e negli altri centri delle frazioni e che condiziona pesantemente la qualità della vita della popolazione residente in un comune nel quale sono presenti infrastrutture e corsi d’acqua che ostacolano o limitano il collegamento tra i centri.

Assieme all’accessibilità, l’altro tema da affrontare per il miglioramento della qualità urbana è costituito dalle interferenze e dalle interazioni tra le aree produttive e la struttura insediativa. A tale riguardo, nell’ambito dell’attuazione del vigente strumento urbanistico generale, con la riconversione e il recupero del centro storico e di insediamenti preesistenti, molte attività produttive, ritenute “improprie” sono già state trasferite e/o riconvertite; sono tuttavia presenti ancora alcune destinazioni la cui permanenza risulta inadeguata con il contesto insediativo e che potranno trovare migliore localizzazione in siti idonei e propri, mediante le discipline del PAT.

Nel caso di attività compatibili con il contesto urbano, sarà importante prevedere, ove possibile, delle azioni sistematiche di mitigazione di queste attività, mediante provvedimenti atti a ridurre gli impatti negativi (rumore, traffico indotto, emissioni di varia natura, ecc.).

Per il territorio di Motta di Livenza la realizzazione del nuovo depuratore e il completamento della rete fognaria costituisce un fattore di grande interesse, con ripercussioni positive nel ciclo dell’acqua. Rimangono da realizzare i collegamenti delle frazioni alla rete di fognatura nuova che confluisce nel nuovo impianto in via Callunga a sud del territorio comunale. Inoltre, nell’ambito del progetto di completamento della rete, andranno effettuati i collegamenti della parte del Capoluogo non ancora allacciato o attualmente servito dal vecchio depuratore localizzato a nord di Motta, vicino alla S.R. n. 53, oltre al completamento della rete della zona industriale sud.

Si prevede la realizzazione / adeguamento della piazzola ecologica nell’area industriale sud.

Verranno realizzati percorsi protetti per raggiungere le zone di servizio e per collegare il Capoluogo alle frazioni e alle borgate. Nel contempo verranno potenziati i percorsi ambientali che possono utilizzare sia la viabilità agricola interpoderale sia gli argini.

Come abbiamo già accennato in precedenza, a proposito della sicurezza idraulica, tali opere potranno trovare adeguato raccordo con quelle necessarie alla verifica della stabilità delle arginature (di concerto con gli uffici del Genio Civile e dei consorzi di Bonifica).

Saranno potenziate le aree verdi esistenti e le nuove aree da valorizzare per la loro forte vocazione sia di recupero delle tradizioni culturali e sociali del territorio (borghi, capitelli, centri rurali, ville e parchi e giardini), sia di recupero e di conservazione dell’equilibrio tra porzioni di territorio agricolo e insediamenti urbani con la possibilità di fruizione a fini di parco urbano pubblico.

 

 

6.7. Territorio rurale

 

Per il territorio rurale il PAT si pone l’obiettivo di salvaguardare gli aspetti storico-culturali delle attività tradizionali, e di attuare le politiche di sviluppo delle attività agricole sostenibili attraverso la promozione di specifiche opportunità.

Il PAT persegue i seguenti obiettivi:

  1. tutelare i suoli ad elevata vocazione agricola, limitandone il consumo;

  2. promuovere lo sviluppo di una agricoltura sostenibile, improntata sull’impiego di tecnologie non inquinanti e finalizzata al risparmio di energia e di risorse non riproducibili;

  3. promuovere nelle aree marginali, il mantenimento delle attività agricole e delle comunità rurali, quale presidio del territorio, incentivando lo sviluppo di attività complementari:

  1. individua le caratteristiche produttive del settore primario, le vocazioni colturali, le peculiarità forestali, la consistenza dei settori: zootecnico, orto-floro-vivaistico, vitivinicolo, ecc.;

  2. promuove la valorizzazione del territorio rurale disciplinando i movimenti di terra, l’apertura di nuove strade, la conservazione ed il miglioramento delle aree boscate, delle aree prative, delle aree umide, ecc.;

  3. stabilisce i criteri per gli interventi di:

  • miglioramento fondiario;

  • riconversione colturale;

  • infrastrutturazione del territorio rurale;

  1. definisce i criteri per la classificazione del territorio secondo le seguenti caratteristiche:

  • ambiti integri, di primaria importanza per la funzione agricolo produttiva;

  • ambiti compromessi, caratterizzati da un elevato frazionamento fondiario;

  • ambiti periurbani e di margine;

  • ambiti delle produzioni tipiche o specializzate;

  • ambiti di rilievo paesaggistico;

  • aree ad elevata potenzialità biotica e con significative dotazioni ecologiche ed ambientali;

  • aree di tutela naturalistica;

  • aree a rilevante presenza di corridoi ecologici;

  • aree ad elevata sensibilità e vulnerabilità;

  1. individua i beni culturali tipici della zona agricola e indica i criteri per la loro disciplina;

  2. definisce le caratteristiche tipologiche, costruttive e formali, della edificazione in zona agricola;

  3. promuove la valorizzazione e il recupero del patrimonio edilizio esistente attraverso il riutilizzo dei fabbricati rurali non più funzionali all’attività agricola e di quelli abbandonati, valutando l’opportunità di inserire destinazioni residenziali o turistico-ricettive, in funzione della loro localizzazione, all’esterno o all’interno di nuclei o centri storici;

  4. disciplina le strutture precarie (legittime anche a seguito del condono edilizio), al fine di realizzare un decoroso riordino degli insediamenti ed il miglioramento complessivo delle condizioni paesaggistiche ed ambientali;

  5. incentiva il recupero e la ricomposizione dei siti degradati e la rianaturalizzazione delle aree antropizzate, incluse quelle dismesse a seguito dell’applicazione dei crediti edilizi;

  6. definisce la tutela degli ambiti fluviali, le zone umide e le aree boscate, quali risorse di eccellenza per l’intero territorio, ai fini di una loro fruizione turistica compatibile con le esigenze agroproduttive. A tal fine individua i percorsi ciclabili e i percorsi pedonali pubblici utilizzabili per la fruizione turistica e ludica e promuove il recupero di eventuali manufatti di interesse storico e/o ambientale, nonchè l’incentivazione di attività agrituristiche.

 

 

6.8. Attività produttive

 

Per le attività produttive il PAT valuta la consistenza e l’assetto del settore secondario e terziario e ne definisce le opportunità di sviluppo, in coerenza con il principio dello “sviluppo sostenibile”.

Il PAT individua le parti del territorio caratterizzate dalla concentrazione di attività economiche, commerciali e produttive e le distingue in:

  • ambiti specializzati per attività produttive di rilievo sovracomunale, caratterizzati da effetti sociali, territoriali ed ambientali, che interessano più Comuni e/o relazionati ad altri comprensori produttivi di livello regionale o interregionale;

  • aree produttive di rilievo comunale, caratterizzate da limitati impatti delle attività insediate o da insediare.

Il PAT pertanto:

  • definisce l’assetto fisico funzionale degli ambiti specializzati per attività produttive di rilievo sovracomunale, quantificando il fabbisogno di aree e dei relativi servizi, con riguardo alle diverse destinazioni in essere.

  • stabilisce il dimensionamento e la localizzazione delle nuove previsioni produttive, commerciali e direzionali, con riferimento alle caratteristiche locali ed alle previsioni infrastrutturali a scala territoriale;

  • migliora la funzionalità complessiva degli ambiti specializzati per attività produttive, commerciali e direzionali, garantendo una corretta dotazione di aree per servizi, opere ed infrastrutture;

  • delimita gli ambiti per la localizzazione delle Medie e Grandi strutture di vendita, dei Centri Commerciali e dei Parchi Commerciali;

  • definisce i criteri ed i limiti per il riconoscimento delle attività produttive in zona impropria, precisando la disciplina per le attività da delocalizzare e conseguentemente i criteri per il recupero degli edifici industriali non compatibili con la zona, inutilizzati a seguito trasferimento o cessazione dell’attività;

  • precisa gli standard di qualità dei servizi, che si intendono perseguire per ottimizzare il rapporto tra attività di produzione, servizi tecnologici, qualità dell’ambiente e del luogo di lavoro.

La attuale realtà insediativa produttiva è articolata in due aree attrezzate: la zona produttiva nord e la zona produttiva sud. Sono tuttavia ancora presenti alcuni insediamenti produttivi sia in zone urbane e/o perturbane, sia in zona agricola.

Il PAT del Comune di Motta di Livenza, per ciò che attiene lo sviluppo insediativo dei settori produttivi e previa verifica puntuale dei fabbisogni e della capacità di sostegno della rete viabilistiche e di servizio, proporrà:

  • La conferma della zona produttiva sud, verificando, oltre al completamento delle parti ancora inattuale, la possibilità di eventuali integrazioni di zona, da destinare soprattutto al potenziamento delle funzioni di servizio alle imprese, considerando che il compendio insediativo rappresenta un “polo produttivo di interesse sovracomunale” . Sarà valutata l’ipotesi di riconvertire la destinazione della zona agroindustriale posta nel limite sud.

  • La verifica di una possibile e graduale riconversione verso destinazioni commerciali e direzionali, con eventuali modeste integrazioni, destinate a servizi, della zona produttiva nord.

  • La verifica delle localizzazioni commerciali, anche in relazione all’adeguamento del piano in materia di Parchi Commerciali, ai sensi delle disposizioni regionali sul commercio.

  • Per la zona commerciale di nuova formazione di Via Milano, sarà valutata la compatibilità con le disposizioni relative ai Parchi Commerciali.

Gli ulteriori ampliamenti della zona produttiva attrezzata sud saranno strettamente correlati alle seguenti azioni:

  • in base al fabbisogno per far fronte alle possibili e auspicabili delocalizzazione di insediamenti in zona impropria;

  • in base a specifici programmi di sviluppo industriale, supportati da adeguate analisi e stime di fabbisogno.

 

 

6.9. Archeologia industriale

 

Il PAT prevede il riuso dei principali e più significativi, manufatti che documentano la storia della civiltà industriale. A tale scopo individua e valorizza le zone e i manufatti dell’archeologia industriale (opifici, mulini, ecc.), con lo scopo di un loro possibile recupero e riutilizzo. In ogni caso prospettando destinazioni maggiormente compatibili con gli insediamenti e/o l’ambiente circostante e coerenti con le caratteristiche tipologiche originarie.

Il PAT definisce comunque i criteri per il recupero di tutti i manufatti di “archeologia industriale” la cui disciplina sarà precisata dal Piano degli Interventi.

In particolare, per il Comune di Motta di Livenza, il PAT evidenzierà la presenza degli opifici dell’ex filanda “Gini”.

 

 

6.10. Attività turistico-ricettive

 

Per il settore turistico - ricettivo il piano di assetto del territorio, valuta la consistenza e l’assetto delle attività esistenti e promuove l’evoluzione delle attività turistiche, nell’ambito di uno sviluppo sostenibile e durevole, che concili le esigenze di crescita (soprattutto in termini qualitativi) con quelle di preservazione dell’equilibrio ambientale, socio-culturale, agroproduttivo, naturalistico, ecc.

In particolare, per il Comune di Motta di Livenza il PAT prevede:

  • l’individuazione di aree, e strutture idonee, vocate al turismo di visitazione, all’escursionismo, all’agriturismo, all’attività sportiva, ottimizzando e riqualificando le strutture ricettivo-turistiche esistenti;

  • la dotazione di servizi ed il rafforzamento delle attrezzature esistenti, in funzione sia della popolazione locale, che di quella legata alla fruizione turistica, secondo modelli culturalmente avanzati;

  • la regolamentazione dei percorsi ciclabili, pedonali ed equestri, con la precisazione della normativa per la segnaletica turistica e di quella pubblicitaria, comunque localizzata;

  • l’individuazione dei sentieri e percorsi pedonali turistici (antichi tracciati stradali, archeologia industriale, sentieri e vie dell’acqua, aziende vitivinicole, percorsi religiosi dei capitelli, delle chiese e dei luoghi di particolare interesse religioso quali la Basilica della Madonna dei Miracoli).

  • la definizione disciplinare di particolari siti e strade panoramiche.

A tale riguardo si richiamano gli itinerari già individuati da alcune guide informative e culturali redatte dal Comune, dalla Pro Loco, dalla Provincia e dalla Regione.

Il PAT, ai fini di una graduale valorizzazione delle emergenze storiche, ambientali, culturali e economiche descritte, potrà indicare i siti maggiormente idonei alla localizzazione di strutture ricettive e alberghiere, punti di ristoro e luoghi di sosta attrezzati.

 

 

6.11 Servizi a scala territoriale

 

Il PAT individua i principali servizi a scala territoriale, ovvero le parti del territorio ad elevata specializzazione funzionale nelle quali sono concentrate una o più funzioni strategiche, o servizi ad alta specificazione economica, scientifica, culturale sportiva, ricreativa e della mobilità. Tali ambiti sono definiti “Poli Funzionali”.

 

I Poli Funzionali sono caratterizzati inoltre dalla forte attrattività di persone e di merci e da un bacino di utenza di carattere sovracomunale, tali da comportare un forte impatto sugli altri sistemi territoriali.

Il PAT provvede:

  • alla ricognizione dei Poli Funzionali esistenti da consolidare, ampliare e riqualificare;

  • alla programmazione dei nuovi Poli Funzionali definendo gli ambiti idonei per la loro localizzazione;

  • alla definizione dei bacini di utenza, la scala territoriale di interesse, gli obiettivi di qualità e le condizioni di sostenibilità ambientale e territoriale;

  • alla individuazione degli interventi di trasformazione e qualificazione funzionale, urbanistica ed edilizia, dei poli esistenti;

  • alla definizione delle caratteristiche morfologiche, dell’organizzazione funzionale e del sistema delle infrastrutture e delle dotazioni territoriali necessarie per i poli funzionali di nuova previsione.

In particolare, per il Comune di Motta di Livenza, il PAT evidenzierà quanto segue:

- la presenza della sede della Protezione civile in via Milano e la possibilità di una nuova struttura dotata di spazi adeguati e attrezzati da realizzare nell’ambito dell’area del nuovo magazzino comunale previsto nella zona produttiva sud;

- la presenza della struttura dei VVFF la cui capacità operativa si estende all’ambito intercomunale e all’intero comprensorio Opitergino - Mottense e ai territori limitrofi della Provincia di Venezia e di Pordenone. Posto il notevole interesse pubblico che riveste la presenza dei Vigili del Fuoco in questo territorio, l’Amministrazione Comunale intende dar corso alla realizzazione di una nuova struttura, demandando al PAT e quindi al P.I. l’individuazione di un nuovo sito idoneo alla localizzazione di questo fondamentale servizio nell’ambito del quadrante territoriale nord-ovest del capoluogo, adeguatamente servito da idonea viabilità;

- la presenza della caserma militare “Vittorio Veneto” sede del “Cimic Group South”

- il potenziamento delle dotazioni sportive e ricreative;

- il potenziamento dell’offerta di servizi socio-assistenziali, paraospedalieri (ex ospedale - ora ospedale riabilitativo di alta specializzazione);

- il potenziamento dei servizi scolastici legati alle produzioni industriali (Scuola artigiana Lepido Rocco localizzata in via Lepido Rocco) e alle produzioni agricole (Centro ESAV di Via Riviera Pomponio Molmenti, con il possibile ampliamento della ricettività e dei servizi).

- il potenziamento dell’attività terziarie-mercato con riferimento particolare al mercato settimanale per quanto attiene i punti di offerta specialistici e settoriali (prodotti agricoli e vitivinicoli di nicchia e di eccellenza).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7. PRIMO RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE

 

Il presente rapporto sullo stato dell’ambiente è stato redatto - pur in maniera sintetica - seguendo lo schema per matrici ambientali previsto dall’Atto di Indirizzo in attuazione dell’articolo 46, comma 1°, lett. A) della Legge Regionale 11/2004.

 

Aria

Dall’analisi della distribuzione delle frequenze annuali di direzione e di velocità, risulta prevalente il vento nei settori NNE ÷ ENE, con velocità non elevate (in prevalenza 2 ÷ 4 m/s). Dalle distribuzioni delle frequenze stagionali, nel periodo estivo si nota l’incremento delle frequenze di direzione dai settori SSE, dovuto alla formazione di venti locali (brezze).

In tempi recenti nessun rilievo dei parametri tipici dell’inquinamento atmosferico di qualsiasi provenienza risulta effettuato nel comune di Motta di Livenza. Tuttavia, per le emissioni in atmosfera sono disponibili i dati stimati dalla Provincia di Treviso nel Rapporto sullo stato dell’Ambiente 20061. I valori di emissione stimati sono i seguenti: biossidi di azoto (NOx) 200-500 t/anno; PM10 20-50 t/anno; benzene (C6H6) 10-20 t/anno; monossido di carbonio (CO) 500-2000 t/anno. In tutti i casi i valori sono in linea con la media provinciale.

 

Clima

Il clima può essere definito di tipo temperato sub-continentale, con influenze di carattere marittimo con riferimento alle precipitazioni; abbastanza frequente è il fenomeno della nebbia, mentre la neve e la grandine si presentano con episodi sporadici. Nelle aree ribassate ed in vicinanza dei corsi d’acqua si possono originare dei microclimi di tipo umido con fenomeni di foschia estremamente localizzati. La valutazione degli aspetti climatici è pertanto legata essenzialmente all’esame dei dati relativi alle precipitazioni ed alla temperatura della zona e delle aree limitrofe.

Per la zona del “bacino del Livenza, la temperatura media annuale è di circa 13° C2. Non essendoci dati comunali, dalla distribuzione stagionale delle precipitazioni a livello provinciale si nota che la stagione più secca è l’inverno (200 ÷ 300 mm), seguita dall’estate (200 ÷ 400 mm), mentre primavera e autunno risultano le stagioni più piovose (200 ÷ 450 mm). Il numero dei giorni piovosi medi annui, per la bassa provincia di Treviso, è di 80 ÷ 90 giorni.

 

Acqua

L’idrografia superficiale del territorio di Motta di Livenza risulta caratterizzata dalla presenza di tre importanti corsi d’acqua: il Monticano che scorre nel settore centro-occidentale del comune, il Livenza che lo attraversa in senso meridiano (pur con ampie divagazioni nel settore centrale) e il canale Malgher che scorre nel settore nord-sud del settore orientale del comune. I corsi del Monticano e del Livenza sono stati in parte rettificati e deviati.

Il Monticano confluisce nel Livenza in corrispondenza della località di Albano e risente delle piene di quest’ultimo sino a Gorgo del Monticano. Il Livenza ha per sua natura un regime decisamente stazionario, le sue piene sono dovute ad apporti meteorici molto intensi e soprattutto da acque provenienti dal Meduna che vi si versa in corrispondenza dei ponti di Tremeacque, due chilometri ad est di Mansuè. Il canale Malgher è un canale artificiale di grandi dimensioni che sfrutta in un tratto (Corbolone) il vecchio corso del Livenza. Esso riceve acque dalla pianura friulana (zona di Arzere, Fiume Veneto e Pasiano) e da ex-affluenti di sinistra del Livenza provenienti dalla Provincia di Venezia (zona di Annone, Pramaggiore e San Stino).

La rimanente idrografia superficiale è data da corsi d'acqua consorziali di minori dimensioni che fungono da elementi di drenaggio per l'intero territorio comunale, all'occorrenza essi fungono anche da canali di irrigazione (Canale Brian).

Il monitoraggio biologico sull’asta del Livenza ha rilevato un “ambiente alterato” (III classe)3 nelle stazione a monte di Motta di Livenza e un “ambiente non alterato in modo sensibile” (I classe) nella stazione a valle. Il fiume Monticano presenta un degrado qualitativo (indice SACA “scadente”) nella stazione di Gorgo al Monticano. In generale la qualità delle acque del tratto di fiume Livenza passante per il territorio comunale mottense ha subito un lieve ma progressivo peggioramento dal 2000 al 2004.

 

Tutta la gestione dell’acqua potabile è attualmente affidata al Consorzio SISP4 srl. L’acqua potabile viene prelevata da 11 pozzi artesiani ad una profondità di 90 m fuori dal territorio comunale. La rete dell'acquedotto si presenta alquanto vecchia e con perdite non trascurabili (30% circa). I punti più critici di Motta sono la zona industriale Sud e la frazione di Villanova per le piccole dimensioni della rete.

La popolazione allacciata agli impianti di depurazione è di circa 6000 ab/eq .La parte non servita da rete fognaria non allacciata ai depuratori ha un carico complessivo stimato fluttuante tra i 6.000-7000 ab/eq. Alcuni stabilimenti industriali sono comunque dotati di depuratore proprio e scaricano nei canali limitrofi.

I depuratori pubblici nell'ambito comunale sono quattro: uno più grande, depuratore biologico vero e proprio, dimensionato per 13.000 abitanti/equivalenti (a cui si aggiungono 200 mc/die di reflui civili provenienti da fosse settiche), collocato in via Callunga (Z.I. sud), entrato in funzione nel febbraio 2006, dotato di sofisticati sistemi di monitoraggio dei reflui in entrata, delle fasi del processo biologico e degli scarichi in uscita; un altro più piccolo con solo trattamento di ossidazione, dimensionato per 500 abitanti/equivalenti, collocato nella zona nord di Motta (via Piave); un terzo, dimensionato per 120 abitanti/equivalenti, situato nella zona di Malintrada; un quarto, dimensionato per 100 abitanti/equivalenti, situato in via Riva Livenza. Il vecchio depuratore, situato nei pressi del centro urbano vicino al campo sportivo, è stato dismesso.

 

Suolo e sottosuolo5

La sua morfologia si presenta relativamente pianeggiante con quote comprese tra 7÷8 metri nella zona settentrionale (San Giovanni) e 1÷2 metri nella zona sud-orientale (Palù di Villanova).

Notevole è l'influenza morfologica dovuta all'azione dei corsi d'acqua principali, il Monticano, il Livenza e il Malgher, che attraversano i territorio; a questi tre va aggiunta tutta una serie di altri corsi d'acqua di minore importanza. La genesi del territorio va però collegata all'azione deposizionale di due grandi sistemi fluviali, quello del Piave e quello del Meduna-Cellina-Tagliamento, i cui due domini possono essere individuati rispettivamente ad ovest e ad est del Livenza. Si ricorda infatti che né il Livenza né il Monticano hanno alluvioni proprie, il Livenza in quanto generato da sorgenti carsiche nella zona di Polcenigo (PN), il Monticano in quanto dotato di un modestissimo bacino montano. I due fiumi compirono invece un'azione di rimaneggiamento sulle alluvioni precedenti, da cui esportarono la parte fine; si spiegano in tal modo e col modesto apporto proprio le fasce di terreno limoso-sabbioso che si trovano in corrispondenza dei due corsi d'acqua sopraccitati. Le ampie divagazioni del Livenza, confermate dal grande numero di paleoalvei individuati, furono i principali artefici di tale rimaneggiamento; ridotta fu invece l'azione del Monticano.

La genesi di questi terreni è da ricollegare all'ambiente paludoso, un tempo di laguna costiera, che interessava l'area anche in un recente passato; il ristagno d'acqua che spesso si verificava su tali aree favoriva la crescita della vegetazione palustre da cui sono derivati poi i materiali torbosi. La zona meridionale compresa tra il Livenza e la strada Cessalto-Motta, risulta essere interessata da opere di bonifica, essa assume la forma di un grande “vascone” che si chiude nel limitrofo territorio di Cessalto; si possono avere difficoltà di drenaggio nell'area compresa tra il canale Brian e la strada sopraccitata.

La zona compresa tra il Monticano e la strada Motta-Cessalto non presenta particolari problemi se non nell'area posta a sud-ovest della zona industriale in cui si possono avere fenomeni di ristagno d'acqua.

 

La falda freatica presente nella zona di Motta si situa mediamente ad una profondità di 1,5-2 metri dal piano campagna, valori maggiori si possono avere in vicinanza dei corsi d'acqua che fungono da elementi di drenaggio, mentre valori minori si incontrano su aree ribassate o con difficoltà di drenaggio. Le sue oscillazioni sono valutabili in 1-2 metri, fatto questo che può portarla a lambire il piano campagna con conseguente saturazione di terreno. Questa falda trae alimentazione dalle precipitazioni che cadono sulla zona, valutabili in circa 900 mm di pioggia all'anno, e in minima parte da dispersioni dei corsi d'acqua. La direzione principale di deflusso è NO verso SE, notevoli sono comunque le interferenze dovute ai corsi d'acqua; nel settore orientale del Comune la direzione di deflusso assume un andamento N/S in relazione agli apporti provenienti da N/E. La bassa permeabilità dei materiali presenti nel terreno fa sì che il movimento della falda sia estremamente lento. Questo fatto associato alla estrema vicinanza della falda dal piano campagna fa sì che questa sia estremamente esposta a possibili inquinamenti che permarrebbero in zona per lunghissimo tempo.

 

Per quanto concerne l’utilizzo del suolo6, il rapporto tra superficie urbanizzata e superficie comunale, pari a 11,6%, risulta essere leggermente minore rispetto alla media provinciale (13,1%), mentre il rapporto tra superficie agro-forestale utile e superficie comunale (84,39%) risulta maggiore (80,50%) ed in media con i comuni limitrofi.

 

Flora, fauna, biodiversità e paesaggio7

Nel Comune di Motta di Livenza è presente una parte dell'area naturalistica a protezione speciale CEE (zona SIC/ZPS8) compresa all'interno del bacino del Livenza (vicino al confine con il Comune di Meduna). Nell’ambito, caratterizzato da un corso d'acqua di pianura meandriforme a dinamica naturale e seminaturale, sono presenti fasce di boschi idrofili ripariali contenenti elementi di bosco planiziali, prati umidi, canneti, anfibi e vegetazione acquatica composita. I popolamenti fluviali presenti risultano compenetrati, tipici di acque lente. L'ambito presenta un'unica barriera faunistica rilevante, costituita dalla S.P. 53 posta a sud.

Nel SIC/ZPS sono state individuate 15 specie animali, non sono state invece segnalate specie vegetali di particolare rilievo. Si tratta in massima parte di uccelli più o meno legati al fiume e all'acqua, nonché alle formazioni riparali presenti lungo gli argini.

La vegetazione presente lungo l'asta fluviale del Livenza si caratterizza per connotati di riparabilità diffusa. Le specie arboree sono rappresentate da salici, pioppi, ontano nero a cui si associano in alcuni tratti relitti di boschetti planiziali più o meno conservati (quercia farnia, olmo, frassino). Questi strati di vegetazione arborea si mescolano e si compenetrano con una fitta vegetazione arbustiva di cornioli, viburno, biancospini, luppolo, clematidi e tamaro che costituiscono spesso un intrigo impenetrabile che talvolta si chiude a galleria sui corsi d'acqua minori.

Il territorio golenale retrostante le sponde fluviali risulta in buona parte occupato da praterie di specie erbacee (mantenute tali anche dall'opera dell'uomo per motivi di ordine idraulico) che periodicamente vengono sommerse dalle piene del fiume.

Tuttavia nella porzione di pianura presente nel territorio comunale l’utilizzo generalizzato di antiparassitari e diserbanti sui coltivi ha come effetto collaterale la progressiva scomparsa delle specie floristiche meno adattabili. L’eccesso di nutrienti di origine agricola convogliati nelle acque superficiali genera infatti una proliferazione di specie algali e igrofile, con fenomeni di sostituzione floristica.

Il territorio agricolo di bassa pianura è pertanto caratterizzato da elevata semplificazione floristica in corrispondenza delle aree di bonifica idraulica del secolo scorso, in cui vi è estrema carenza di strutture lineari a siepe. Infatti la pressione antropica ha causato un estremo impoverimento floristico delle strutture vegetazionali esistenti (siepi, boschetti, macchie), ed una generale frammentazione delle stesse, che risultano oramai pressoché relitte e disperse, vere e proprie “isole” nella vasta ed omogenea matrice agricola ed insediativa.

 

Impianti con emissioni di onde elettromagnetiche9

Nel territorio sono presenti 6 antenne per telefonia cellulare, nessun ripetitore TV, un elettrodotto da 380 KV (in zona Ind. Sud) e uno da 220 KV (zona nord-ovest).

Le antenne per telefonia cellulare (1 TIM, 2 H3G, 2 Vodafone e 1 Wind, tutte ad un'altezza dominante rispetto al contesto limitrofo), sono così collocate: 2 in zona stazione FS, 1 a S. Giovanni lungo la SS Postumia, 3 in un’area individuata dal comune vicino al macello pubblico.

L'ARPAV ha eseguito un monitoraggio, nell’agosto 2005 da cui è emerso che le intensità massime di campo elettrico sono risultate comprese fra 0,30 e 0,75 V/m, quelle medie fra 0,30 e 0,62 V/m, contro un valore "di attenzione/obiettivo di qualità" di 6 V/m prescritto dal DM 381/98, quindi con valori di tranquillità.

Non risulta la presenza di sorgenti radioattive.

 

Non risulta, infine, la presenza di materiali contenenti amianto negli edifici comunali; è tuttavia presente nelle tubazioni della rete fognaria. Negli edifici privati l’amianto a volte è presente in quantità e condizioni variabili caso per caso e da verificare.

 

Beni materiali

Il comune di Motta10 aderisce al Consorzio Intercomunale di Treviso (CIT) per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani e in tal senso è inserito nell'ambito territoriale TV 1. L'attività del Comune nella gestione dei rifiuti consiste nel provvedere, direttamente o tramite terzi, alla raccolta ed al trasporto di tutti i rifiuti ed allo smaltimento di alcune tipologie che non rientrano fra quelle gestite dal CIT.

Dal 2000 la raccolta degli RSU è organizzata con il sistema porta a porta per quanto riguarda le frazioni umido-secco e con le campane/cassonetti stradali per le frazioni vetro-plastica-carta/cartone-pile/farmaci scaduti (37 isole ecologiche).

Il Centro di Raccolta Differenziata (Ce.R.D.) attivo con gestione diretta del Comune e aperto alle utenze domestiche e commerciali (negozi, uffici, ecc.) non a quelle produttive che hanno altri canali per lo smaltimento dei propri rifiuti.

Anche la diffusione del compostaggio domestico risulta molto ben avviata: su 3952 utenze domestiche risulta attiva in 973, pari al 24.6 % (TV1 si attesta su 39% ca., TV2 su 20% ca. e TV3 su 24,5% ca.).

Questo tipo di organizzazione per la raccolta differenziata ha permesso un recupero di materiali riciclabili che negli ultimi anni si è attestato sul 7511 %, quindi ben altre al minimo richiesto dal Decreto Ronchi per il 2003 (pari al 35%) e anche alle previsioni stimate da Provincia e altri Enti. I dati relativi alla raccolta dei rifiuti vengono tenuti presso il comune che provvede al loro aggiornamento.

Nell'ambito del Comune sono comunque presenti alcune aziende12 dedite ad attività inerenti al trattamento di rifiuti speciali, pericolosi e non.

 

Per quanto riguarda il traffico veicolare13, una situazione viaria critica riguarda la frazione di S.Giovanni, attraversata dalla S.P. 51 che collega Motta e la S.R. Postumia al Pordenonese; questa arteria stradale è interessata sia dal flusso dei pendolari che lavorano nelle vicine aree industriali di Motta, sia dal traffico pesante indotto dagli intensi rapporti commerciali che legano le aziende di Motta a quelle del mobile del Pordenonese.

Anche in località Albano, centro localizzato a nord della Z.I.. Sud, l'influenza del traffico, in particolare pesante, è elevata e ovviamente negativa. Questa frazione è attraversata dalla S.P. 53 lungo la quale si sviluppa la zona industriale ed è interessata sia dal traffico connesso con le attività locali, sia da quello che dalla S.R. Postumia e dalla Z.I.. Nord, si dirige verso l'autostrada A4 ed i Comuni del Sandonatese.

Situazione decisamente meno critica riguarda gli altri centri rurali, anche se a Lorenzaga il traffico sulla S.P. 52, che collega Motta a San Stino di Livenza e a Caorle ha un certo rilievo, specie nei mesi estivi, quando si verificano anche fenomeni di congestione.

Gli effetti negativi del pendolarismo si riscontrano in parte anche nel centro città, sebbene siano attenuati dall'esistenza del percorso alternativo di viale Aldo Moro. Non è disponibile un percorso completo di circonvallazione alla zona urbana tale da indurre gli automobilisti provenenti dalla zona industriale sud a non transitare per il centro di Motta. Sinteticamente si può rilevare come i principali flussi di attraversamento del territorio comunale interessino la direttrice est/ovest, lungo la S.R. 53 Postumia e la relazione nord/sud, lungo le S.P. 51 di Meduna e S.P. 53 Magnadola.

Pertanto, il principale elemento di criticità emerso è la diffusa mescolanza dei flussi di traffico fra quelli di attraversamento e quelli locali, come fra quelli caratterizzati da mezzi pesanti e quelli automobilistici. Non risulta inoltre identificabile né fruibile una struttura di distribuzione riservata ai flussi di traffico non diretti al centro del capoluogo, cioè che colleghi i Comuni o le aree poste a Sud di Motta con quelli posti a Nord.

 

 

 

 

ALLEGATI:

Planimetria su base CTR/N alla scala 1:10.000 con individuazione della zonizzazione sintetica di PRG e dei vincoli presenti sul territorio comunale.

 

 

* * *

1 Fonte: APAT – CTN (dati 2000)

2 Fonte: ARPAV – Servizio Meteorologico Aeronautica / S. Angelo Treviso

3 Fonte: PRQA (Piano Regionale della Qualità delle Acque) Monitoraggio 2004

4 Fonte: Comune di Motta di Livenza

5 Fonte: Comune di Motta di Livenza (relazione per Prg)

6 Fonte: PTCP – Progetto Preliminare – allegato M

7 Fonte: PTCP – Progetto Preliminare

8 Fonte: Regione Veneto

9 Fonte: ARPAV e Comune di Motta di Livenza

10 Fonte: Comune di Motta di Livenza e Provincia di Treviso

 

11 Fonte: M.U.D. Modello Dichiarazione Unica

12 Fonte: Camera Commercio I.A.A. – comune di Motta di Livenza

13 Fonte: P.U.T. Comune di Motta di Livenza (dati 2001)

 


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